Il Fatto Quotidiano
DIFENDERE LA MEMORIA DI GIORGIO PERLASCA

Caro Colombo,

Non so se hai seguito la storia del tentativo spagnolo di negare la straordinaria avventura di Giorgio Perlasca che, negli ultimi mesi  della persecuzione  di  Eichman ha salvato, in Ungheria, migliaia di ebrei di quel Paese. Perlasca viene considerato, anche in Israele, "lo Schindler italiano". Perchè non ho sentito voci autorevoli per difenderlo?

Nicola

Giorgio Perlasca è probabilmente uno dei grandi e pochi eroi  italiani della Seconda guerra mondiale, e va ricordato e celebrato ( così come avviene in Israele) benchè  fosse fascista. Perlasca era un super decorato della guerra di Spagna, un eroe di Francisco Franco, e aveva un solido giro d'affari  in Ungheria quando Eichman ha dato inizio, insieme al governo di quel Paese, agli arresti  e alle deportazioni di massa di tutti gli ebrei. Soltanto due persone, il giovane  diplomatico svedese  Wallenberg e l'italiano e finto diplomatico spagnolo Perlasca, hanno impegnato intelligenza, organizzazione, sedi diplomatiche, e  il danaro di cui potevano disporre per creare una vasta rete di documenti falsi e di zone di rifugio con le bandiere di Paesi che i nazisti non potevano invadere. Perlasca ha usato il suo passato franchista per avere  fiducia e i documenti spagnoli e l'aiuto di ciò che restava del personale diplomatico spagnolo nell’Ungheria del 1944.  E, come Wallenberg, ha salvato migliaia di persone dalla deportazione certificando, nel suo caso,  che si trattava di cittadini spagnoli. Ora il libro di uno scrittore spagnolo, Arcadi Espada, lo accusa di essersi appropriato della bravura e  dell'eroismo degli impiegati spagnoli della loro ambasciata. Meraviglia che questo indagatore, preoccupato solo di sventolare la sua bandiera, non abbia  notato il libro di Enrico Deaglio “La banalità del bene", dove ogni aspetto e dettaglio della straordinaria  avventura di Perlasca  sono narrati e documentati  con l'esperienza del grande giornalista e le testimonianze dei non pochi sopravvissuti ( almeno ai tempi del libro ). Però stupisce anche di più che nessuno, in questo silenzio italiano alle accuse spagnole, abbia ricordato che Giorgio Perlasca non si è mai fatto avanti  per rivendicare la sua impresa o anche solo per raccontare. E' toccato a un giornalista del "Resto del Carlino", poi a me, poi a Deaglio ( che ha lavorato come  uno storico) cercarlo e convincerlo a rievocare i suoi incredibili giorni ungheresi. Mi ha colpito, leggendo su "Il Corriere della Sera" ( 13 aprile ) un articolo  che racconta di questo improvviso e assurdo attacco spagnolo a Perlasca, la solitudine del figlio Franco, che presiede la Fondazione dedicata a suo padre. Gli arrivano migliaia di e mail. Ma, finora, nessuna voce autorevole, della cultura o della politica italiana.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO – 17 aprile 2013 pag. 23
--------------------------------------------
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n. 42
l e t t e re @ i l f a t t o q u o t i d i a n o

 

 
Cookie Policy