Il Fatto Quotidiano
MATTARELLA E OBAMA: CHI VA IN GUERRA,DOVE E QUANDO

Caro Furio Colombo,

Sulla visita del nostro presidente a Washington ho letto molto e capito poco. E questa volta non posso dare la colpa ai media. Ogni comunicato ufficiale era a due teste: L'America  c'è e non c'è. Ma così anche l'Italia, e  il salvataggio dei migranti, e  la guerra in Libia. Chiedo aiuto.

Milena

E' vero, non possiamo  dare la colpa ai giornali. Se prendiamo i due più importanti quotidiani,  troviamo questa sequenza, quasi uguale in entrambi ( Il Corriere della Sera e La Repubblica, 9 febbraio ). Obama chiede subito all'Italia più presenza in Iraq e in Siria. Mattarella dichiara, all'uscita, quanto siamo bravi e attivi in Iraq come preparatori di una nuova forza di polizia locale. E ricorda che l’Italia si è impegnata a ricostruire e a difendere la diga di Mosul, con impresa italiana e soldati italiani che presidieranno la diga  italiana (  intanto, ci ricordano tutte le fonti giornalistiche,  Mosul è sempre una delle capitali dell'Isis e sede di ben filmate esecuzioni di massa ). Ma intanto ciò che si sa della conversazione di un'ora e quaranta minuti  tra Mattarella e Obama ci dice che gli Stati Uniti non interverranno in Libia e non hanno mai messo fretta all'Italia, affermazioni  che fanno dire a un commentatore americano " sembra che l'Amministrazione sia divisa: Il Pentagono preme, la Casa Bianca no”.  E qui sarà la ministra Pinotti a dover prendere nota, visto il suo discorso " La Libia non può aspettare la primavera" del 28 gennaio. Ma poi c'è una affermazione chiave del presidente americano che il Corriere della Sera racconta così: " Gli Stati Uniti mettono a disposizione  gli asset militari di stanza nel Mediterraneo e nell'ambito NATO per soccorrere i migranti e contrastare il clan dei trafficanti”.  Se metà di. questa frase è nella vena di ciò che invoca la nostra Presidente della Camera Laura Boldrini e l'altra avrebbe l'immediata approvazione del leader populista  Salvini, c'è qualcosa che non va, o nella documentazione preparata per il presidente americano,  o nella logica della conversazione.  Infatti salvare i profughi è cosa ben diversa dal dare la caccia al " clan degli scafisti ", anzi i due propositi sono in contrasto, se dai la caccia agli uni,  anneghi gli altri. Qui infatti si annida uno dei peggiori equivoci di tutta la questione profughi. Mancano corridoi  umanitari e non perché insicuri o impossibili, ma perché i populisti xenofobi di ciascun Paese europeo dicono no. E allora qualcuno    provvede, in condizioni a volte disumane e a volte no. Ma i profughi passano non grazie alla umanità europea, ma attraverso una sorta di pirateria  umanitaria che guadagna milioni ma  ha trasbordato milioni. A chi  esattamente si dovrebbe dare la caccia non per fermare ma per salvare tutti coloro che fuggono perché sono costretti ( vedi Aleppo) a fuggire? In un'ora e quaranta minuti Mattarella e Obama non l' hanno detto, continuando, come si fa in Europa, a ripetere una cosa ( salvare) e l'altra ( fermare ) cercando di non notare  che i due progetti sono in opposizione. E continua a mancare la mancata soluzione che la storia giudicherà come un delitto: andare a prendere con regolari e sicuri traghetti i disperati che fuggono. Peccato che l'incontro così importante di Washington non abbia  affrontato davvero una delle tante tragedie che stiamo vivendo.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –13– febbraio -2016 pag. 10

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