Il Fatto Quotidiano
LA NOSTALGIA DELLA GUERRA TRAVOLGE ALCUNI OPINIONISTI

Caro Furio Colombo,

Dovresti spiegare, a me e ai lettori, che cosa sta producendo questa epidemia di guerra che sembra travolgere ma anche affascinare il mondo. Questa volta la guerra ha un mare di vittime e un mare di spettatori, pochi soldati, interi popoli distrutti e cacciati, e  tanta gente (e governi ) che non vogliono  sapere troppo, non vogliono  accogliere,  e credono  di restar fuori, benché siano ai confini del disastro.

Vito

Prima di spiegare ( se mai è possibile ) c'è da constatare. Constati che Gli Stati Uniti sanno di non poter essere la guida del mondo se non a capo di una guerra con tecnologia infernale. Quel che resta dell'Iraq, che è una parte della causa di tutto, lo dimostra. Si possono fermare rapidamente i russi, ma solo con un colpo di potenza militare che potrebbe essere senza ritorno. Commentatori come Angelo Panebianco, che dovrebbe illuminare i lettori di un grande giornale ( Il Corriere della Sera, 15 febbraio ) offre questa interpretazione: " i russi, grazie alla loro posizione di forza continueranno ad aiutare, insieme, gli iraniani e il dittatore siriano sino alla vittoria”  e “l'America  debole, ondeggiante, e boccheggiante, non sembra in grado di impedirlo". Poiché la prima definizione dell'America  ( debole ) è ovviamente non vera,  bisogna contare, per interpretare il pensiero dell'editorialista, sulle altre due parole. L'America di Obama è “ondeggiante” e “boccheggiante” ( per fortuna solo agli occhi di Panebianco )  perché non ha scatenato una guerra esemplare capace di mettere al posto giusto non solo i nemici ma anche i loro popoli al completo, visto che le guerre chirurgiche non esistono. Panebianco , contro il suo stesso cattivo umore anti Obama, ha speranza. Donald Trump potrebbe vincere le elezioni, e chi lo spinge in campo non è così isolazionista e protezionista da rinunciare a una guerra come si deve, con le armi giuste,  con caduti che non si vedono, giornalisti  che non ci vanno, e nessuna separazione tra quello che una volta era "il fronte",  e tutta  la popolazione civile. Possibile che Panebianco  si sia dimenticato del modo in cui George W. Bush ha fatto la seconda e spaventosa guerra in Iraq, cancellando la relativa prudenza che il padre, nella prima guerra, gli aveva insegnato, e cancellando tutti coloro che gli consigliavano  di ridurre il grado estremo di distruzione? No, l'alternativa resta ancora quella, la risposta alle avversità di un popolo potente è sempre una guerra potente, oppure sei "boccheggiante". Lo dimostra una grande armonia fra opinionisti che hanno le stesse fonti ( a giudicare dall'incontro Obama- Mattarella, non la Casa Bianca, ma certo fonti attendibili,  anche  se  non del tutto chiare) e queste fonti annunciano guerra imminente e sostengono che l'America ( non meglio identificata ) la vuole, la chiede, la ordina. Sentite l'inizio di un editoriale de " Il Tempo" ( 14 febbraio ) "L'ordine di Obama è irrevocabile: attaccare in tempi strettissimi la Libia. Ai Comandi militari USA  il compito di trovare solo il momento migliore”. Poiché Obama è il comandante supremo delle forze armate americane, la fonte ha trascurato il fatto che non è credibile che il capo supremo Usa condivida con un giornale italiano e un suo collaboratore una decisione così grave e la lasci liberamente circolare prima di un attacco che, persino nelle vecchie guerre è sempre stato "improvviso" e "sorprendente." Dunque hanno  ragione quei  commentatori  USA  che annotano:  " Sembra che ci siano due Americhe". Ma ci sono anche due Europe. Una ha deciso che non sono le centinaia di migliaia di profughi - bloccati tra frontiere chiuse-  il problema. Non è la mancanza assurda e disumana di "corridoi umanitari". Il problema della guerra è più guerra. O sei un " boccheggiante".

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –17– febbraio -2016 pag. 12

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