Il Fatto Quotidiano
POLITICA SANITARIA: PIU' MALATI MENO LETTI E MOLTI DANNI

Caro Furio Colombo,

Per tutto gennaio leggo sui giornali questi titoli "Letti per terra al Pronto soccorso, pazienti arrabbiati  e abbandonati”.  Pochi mesi prima il ministro della Sanità ci aveva assicurato: “nessun taglio, solo lotta agli sprechi”. Si governa, come sempre, a carico e a spese degli ultimi.

Rita

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Ci sono alcune parole chiave del politichese ministeriale di cui bisognerebbe prendere nota. I   governi più diversi hanno sempre aree di buio illuminate da finte celebrazioni che contano sulla memoria corta dei cittadini e sulla lunga persistenza della cattiva burocrazia che affianca la cattiva politica. Hanno parole chiave per penetrare l'ignoto di ciò che stanno facendo. Una di queste parole guida è "spreco". Tu credi che voglia dire eliminare le spese inutili o renderle più razionali. Loro sanno che si tratta di tagliare un pezzo di servizio necessario e dovuto , perché è il solo centro di spesa facilmente raggiungibile, e in cui la cifra risparmiata ( senza dire come ) si può mostrare subito. E perché chi lo scopre ( nel caso, il paziente ) è solo, debole e può affidarsi esclusivamente al buon cuore, e al buon senso.  Se quelli del personale sono troppo stanchi o troppo indifferenti, resti sul pavimento anche per giorni. Come sappiamo, c'è chi sul pavimento  muore. Ma raramente farà notizia. Un secondo percorso chiave per capire, insieme, la burocrazia  e la politica , è l'uso della parola o della lingua inglese. Che cosa sarebbe il "Jobs Act" senza quel nome? Nient'altro che l'abolizione dell'articolo 18 del "vecchio" Statuto dei lavoratori. E cosa ne dite di " Open space"  per l'area di pavimento  di un Pronto soccorso ospedaliero in cui si ammassano, una accanto all'altra, le barelle dei pazienti in attesa, anche per giorni, di un letto vero nella corsia giusta? Una buona idea burocratico- politica è anche quella di unire un costo improvvisamente  più alto, al servizio peggiorato o  diventato inesistente ( come un letto in ospedale ). Entrano allora in scena, per esempio,   i  "tickets" e i dibattiti relativi. Tra discussione e pagamento c'è un po' di distrazione che aiuta, nella lunga attesa. E nelle relazioni sulla materia, vuoi dei direttori generali, vuoi degli  agguerriti sottosegretari mandati in radio ( o dei  ministri in Tv ) sentirete l'elogio di una sanità che finalmente funziona. Avrete notato che  ho affiancato burocrazia e politica, perché ogni burocrazia è politica ( scelte, nomine e protezione dei vertici ) e  ogni politica è burocratica ( ma in caso di necessità e di risentimento popolare i politici si uniscono ai cittadini nel dare la colpa ai burocrati). Però immaginare due entità separate, e magari in contrasto,  è pura e conveniente invenzione. Il fatto è che gli ospedali sono un modello del Paese. Assomigliano in modo impressionate alle banche che ingannano i propri clienti, specialmente anziani. Assomigliano, la mattina e la sera di ogni giorno lavorativo, all'esperienza dei pendolari sui treni locali. In ogni caso nessuno li ha privati di elogi  preventivi e di celebrazioni  consuntive di nuovi treni,  di nuova legislazione bancaria che impedirà per sempre  al banchiere di  raggirare il cliente. E nessuno ci priva, al momento giusto, di un elogio del come "adesso" siamo orgogliosi dei nostro ospedali.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –18– febbraio -2016 pag. 10

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