Il Fatto Quotidiano
EUROPA FOLLE: FRONTIERE CHIUSE E NOBEL A LAMPEDUSA

Caro Furio Colombo,

Il regista vincitore del Festival di Berlino, Gianfranco Rosi, chiede il premio Nobel per Lampedusa e Lesbo. Intanto l'Europa chiude quasi  tutte le frontiere. Questo è il vero fallimento, non gli scontri fra governi e la minaccia inglese di distacco.

Silvana

Tra questa storia di grande civiltà ( Lampedusa, Lesbo ) e di penosa, ottusa assenza dalla Storia ( Austria, Ungheria e altri Stati dello stesso basso livello morale ) manca una parte triste e colpevole della vita italiana. Non toglie nulla a Lampedusa e alla sua gente ( giustamente  il regista Gianfranco Rosi chiede il Nobel per un popolo,non per una persona ). Ma  è importante per dire che, sul versante barbaro, anche l'Italia ( non la gente, i suoi governi ) ha fatto la sua  parte. Ricordate il trattato di  incancellabile amicizia, anche militare, tra La Repubblica italiana (  nata dalla Resistenza ) e la Jamharrja di Gheddafi fondata sullo sterminio di ogni avversario, e impegnata ( dietro cospicui versamenti italiani in danaro ) a bloccare ogni tentativo di migranti o di profughi a sbarcare in Italia, cioè a Lampedusa, trattato  approvato  all'unanimità,  meno due voti dal Parlamento italiano? Il Ministro dell'Interno Maroni era così sicuro  del  tipo di amicizia  a pagamento  sancita da quel trattato di  amicizia,  che aveva fatto smontare ogni  struttura di accoglienza a Lampedusa. I due "no" di quel trattato, Andrea Sarubbi e io , siamo andati subito a Lampedusa e   abbiamo constatato che chi riusciva ad arrivare vivo restava ( era inverno), sotto la pioggia e le violente  mareggiate, aggrappato agli scogli, fino a quando  gli isolani riuscivano a metterli in salvo. Restavano cioè a carico dell'Isola.  In quei giorni,  a seguito  e in osservanza del trattato, ufficiali italiani, erano a bordo di motovedette donate dall'Italia di Maroni ai libici di Gheddafi, per poter dire nei comizi, a Milano, che il pericolo  dell'invasione di " parassiti" (linguaggio leghista per "rifugiati ")  ) era finito per sempre. Per sempre no, perché la Storia si è presa cura del grande e fraterno amico dell'Italia Gheddafi. Intanto però, come ripeteva  Laura Boldrini,  allora rappresentante dell'ONU per i rifugiati, i morti in mare o nelle prigioni libiche  si contavano a migliaia.  La Boldrini, diventando presidente della Camera, non è cambiata e continua a considerare  la vita umana il valore più grande. Ma anche Maroni non è cambiato. Pensate che, da presidente della Regione Lombardia, ha fatto votare dalla sua assemblea un drastico taglio di fondi per i sindaci che avessero accolto migranti per qualsiasi ragione. E ha fatto in modo che la notizia fosse data con cura dai media, in modo da far breccia sulla parte cattiva ( e purtroppo non piccola ) degli italiani.  Do ragione al regista di "Fuocoammare" e al medico lampedusano Pietro Bartolo. Mi auguro di cuore che i giurati del Nobel sappiano e ascoltino, perchè  ciò che è accaduto a Lampedusa fa onore al nostro Paese come un grande poeta o un grande compositore. Vorrei però che fossero. aggiunte poche  parole in più per l'Italia : " Nonostante gli ostacoli deliberatamente creati, anche con la forza, dal governo italiano e da alcuni suoi ministri". Sarebbe una offesa ai morti in mare se il riconoscimento toccasse ai ministri della Lega e ai loro complici nei governi di allora, invece che ai cittadini di Lampedusa, al loro medico, al loro sindaco.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –25– febbraio -2016 pag. 10

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