Il Fatto Quotidiano
IL PAESE DI RENZI E' DOPPIO: DI QUA' RISTAGNO, DI LA' CRESCITA

Caro Furio Colombo,

Urge un chiarimento. Due giorni fa infuriava, dalle prime pagine  dei giornali alle televisioni  alla rete,   una intensa discussione sull'Italia ferma, i prezzi che non salgono, una situazione da "stagflation".  Due giorni dopo ci annunciano che  l'Italia si è svegliata di colpo e "riparte". Sono due verità, due bugie o un equivoco?

Tullio

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In effetti qualcosa non torna, e la omogeneizzazione   dei giornali non  ci aiuta. Noto per esempio che un importante  editorialista de La Stampa si pone la stessa domanda nel fondo del 2 marzo : "Nulla di più soggettivo e controverso dei numeri. In politica ognuno se li rigira come meglio crede. A questo destino  non si sottraggono i dati Istat. Le stesse identiche cifre diffuse ieri permettono  al premier di sostenere che siamo guariti , le tasse vanno giù, l'occupazione su,  e  tocca  ai gufi di spargere dubbi”.  L osservazione è ragionevole, tanto più in apertura di grande quotidiano che intitola  con cautela sul trionfo autoproclamato di Renzi, rispetto al titolo, per esempio, del Corriere della Sera, stesso giorno, che assicura " Torna la crescita dopo 3 anni". E fa dei discussi dati Istat,  visti un giorno in modo e un giorno in un altro, la fonte indiscussa,   così che non è più Renzi che prende le cifre, le auto-interpreta e premia se stesso. Questa è la cerimonia di un premio che oggettivamente  gli spetta. Però devo tornare all'editorialista  de La Stampa, che, avendo le stesse perplessità di chi scrive, cerca una risposta sicura. Mi spiace dire che la trova nel luogo sbagliato. La trova nelle dichiarazioni, come dire, "filo- italiane" del presidente Mattarella. Magri risolve infatti il dubbio sulla ambiguità delle cifre e delle relative interpretazioni  ( non più da destra e da sinistra, ma da un economista all'altro )  con queste parole: " Ebbene Sergio Mattarella nutre un'autentica fiducia nella ripresa”.  Potrebbe il Capo dello Stato esprimersi diversamente data anche la tradizionale funzione di "allenatore" della squadra Paese, che la Costituzione materiale affida all'irresponsabile ( parola tecnica ) ma sempre presente presidente della Repubblica italiana? E' un peccato che le fonti giornalistiche rifiutino il compito notarile che in Paesi  con lo stesso tipo di Costituzione e lo stesso grado di libertà si assumono. Chi legge deve sapere ( e poi decidere come  valutare ) ciò che dicono i vertici dello Stato, ma anche le obiezioni degli esperti. Non si tratta di invocare la verità, che continuerà ad avere tante facce, ma di tener viva la fiducia che circola ( o non circola) fra i cittadini. La mancanza di fiducia ( quando i dati e le loro interpretazioni ballano troppo ) è un ottimo incentivo  all'evasione fiscale, perché finisce per essere una interiore giustificazione a "mettersi al sicuro". Paul Krugman, nella sua rubrica economica del New York Times, non ha mai dato tregua, con le sue critiche,  a Barack Obama, che pure  lo avrebbe voluto  alla Casa Bianca. Quando accade che lo sostenga, i lettori trovano conferma che possono davvero fidarsi. Capiscono che il dissenso non è  screditamento, e che  l'assenso non è tifoseria politica. Pensano: gli  esperti  stanno lavorando per noi.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –04–marzo -2016 pag. 16

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