Il Fatto Quotidiano
NUOVA EDITORIA: REPUBBLICA E LA STAMPA UNITE NELLA LOTTA

Caro Furio Colombo,

Che cosa significa, secondo te, l'unirsi, come gruppo aziendale, di due giornali come La Stampa e La  Repubblica, che hanno storia, vita e persino ragioni di esistere molto diverse?

Nicola

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E' più facile giudicare da lontano e da estranei un  evento del genere che seguire i percorsi fattuali, psicologici, affettivi di chi ha avuto personalmente a che fare con La Stampa e LaRepubblica. E' il mio caso. Ho scritto per vent'anni su La Stampa. Sono stato inviato e corrispondente da New York per La Repubblica e sarei tentato di parlarne come di case in cui ho abitato bene. Ma sarebbe sbagliato. Ciò che è avvenuto non ha nulla a che fare con i giornali, i loro pregi, i loro difetti, i loro lati straordinari ( la politica estera della Stampa, i grandi commentatori del mondo della  Repubblica) o i loro difetti ( un po' troppo locale uno, un po' troppo universale l'altro ). Ciò che è avvenuto è una questione di finanza e di imprese e di riassestamento di equilibri economici che non hanno niente a che fare con la personalità storica e le linee editoriali dei due giornali. Dal punto di vista di giornali e giornalisti poteva andare peggio. Se guardate al padronato  editoriale in campo e vi capita di cadere in area De Benedetti, è chiaro, colleghi dei due giornali, che vi resta solo il web (universale e imprendibile ) come Europa dei rifugiati. Siete in stato di assedio perchè due grandi giornali associati creano un legame più forte di una unione civile e persino di un matrimonio: sono un abbraccio ( "contro natura" direbbe con delicatezza Alfano )  che tende alla " razionalizzazione ", alla "ottimizzazione", a una bella e accurata verifica di costi e benefici, in modo che d'ora in poi, ogni gruppo di due redattori apparirà affollatissimo. Mentre tutti guardano alle ragioni di impresa e si domandano perchè l'Antitrust non abbia niente da dire, il paesaggio  giornalistico italiano sarà alle prese con domande che c'erano già ma diventeranno  impossibili. Come entro, dove vado, come cambio, come resisto, come esisto? Spero che il lettori non pensino che sto descrivendo la nuova situazione come peggiore. Sarà migliore. Ma per pochi e per poco. Squadre di Cottarelli con ottima certificazione bocconiana sono pronti a entrare in azione per quelle belle, sane, pulite operazioni  di Cost review  che porta salutari snellimenti.  Non alle persone, alle aziende. E non a una, ma a tutte.  Per cui chi esce non entra, perchè le operazioni non sono di "turn over" ( come si diceva una volta per giustificare i licenziamenti ) ma semplicemente di nuova  architettura dell'impresa. Accadrà. Ma accadrà anche che il pubblico comincerà a  capire,  e a perdere la voglia di comprare  giornali più uguali, che competono per l'attenzione in alto, non per quella del pubblico. Forse non sto parlando del presente ma di un futuro prossimo venturo in cui sempre meno giornali sempre meno diversi e tenuti in vita da sempre meno giornalisti, sempre più propensi a non rischiare, ci darà un prodotto inferiore alla conversazione occasionale, per qualità e quantità di cose nuove. Tutto naturalmente comincia da quando una sola grande azienda del mondo abbandona senza problemi e senza obiezioni di governo, un solo grande Paese. Parlo della Fiat che ha abbandonato l'Italia, amputando il pezzo più grosso di attività industriale del Paese e mutandone la natura produttiva e dunque l’immagine e il prestigio. Evidentemente  nessuno sa perdere come l'Italia. Che  poi la ex Fiat abbandonasse anche La Stampa, dopo Torino,   e si sganciasse dalla Rcs ( troppa provincia, per chi cavalca il mondo )  era il meno  che ci si potesse aspettare.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –05–marzo -2016 pag. 12

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Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

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