Il Fatto Quotidiano
UN PATTO CON LE BANCHE O CON LA POLITICA?

Caro Furio Colombo,

Ho scritto varie volte a lei e ad Antonio Padellaro ma senza vostre risposte. Stavolta vorrei chiedervi: come si fa a parlare di "regole salva-banche"  quando la contraddizione sta nel salvare chi sta benissimo ( il banchiere ) e nel penalizzare le sorti di quegli "uomini morti" che sono i risparmiatori?

Francesco

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L'argomento è drammatico, perché le banche in crisi profonda non sono tutte " piccole" ( si pensi al Monte dei Paschi ), e infatti quasi ogni giornata ( frequente ) di perdita  in Borsa riguarda soprattutto la sfiducia nei titoli delle bancari. Inoltre, come sanno non solo gli esperti, ma prima di tutti i risparmiatori, le " banche piccole " ( vedi Etruria ) non sono affatto piccole, nel senso che sono parti di immense ragnatele che si estendono nel Paese e nel mondo. Per questo il problema del come si controllano davvero le banche  sta tormentando il mondo. Il  problema italiano è certo quello della continua cooptazione politica dei vertici lungo i percorsi del potere del momento,  che è soggetto a oscillazioni anche violente che non sono finanziarie ( o non solo ) ma riflettono le brusche svolte del potere. E sono la conseguenza di  comportamenti che non sono il risultato di buona o cattiva gestione, ma di spazi incontrollati lasciati liberi dal poteri influenti in un dato momento, in  cambio di qualche cosa che al potere interessa. Noterete la genericità delle parole che sto usando. Quando si parla di banche, la maggior parte di noi, chi scrive e chi legge, non sa dove sia esattamente dislocato il potere che muove certe manovre e iniziative  e decisioni. Sa però che c'entra la politica. Lo ha dimostrato Il presidente americano Obama quando, di fronte al disastro economico iniziato nel suo Paese nel 2008, per prima cosa si è dedicato a riordinare sistema e controllo bancario. Nel farlo ha " aiutato" o è stato accusato di aiutare le banche, ovvero luoghi e uomini che erano causa del problema. Non aveva un'altra strada perché il patto di un Paese con i suoi cittadini ( io lavoro, guadagno e deposito ) non passa direttamente fra cittadini e banche, ma è il ben più complesso e rilevante legame: cittadino-politica- governo-  banca, dove ognuno risponde secondo un grado diverso ma altrettanto importante di responsabilità. Il vero grande rischio che corrono gli Stati è la solitudine della opinione pubblica, ovvero i cittadini abbandonati  a oscillazioni tra rancore e paura che derivano dal non sapere ciò che accade e non vedere quali rimedi o soluzioni sono state decisi e quanto in fretta. Il nostro Paese,  in particolare, ha un problema di cose non dette e di cose non fatte che rappresenta un pericolo e spiega il tono della lettera qui pubblicata. Sarebbe meglio che, sulle questioni Monte dei Paschi, Etruria e Banchi vari, anche quelli che sembrano piccoli e locali, vi fossero (e si vedessero) interventi capaci di sbloccare incertezza, sfiducia, paura, isolamento dei cittadini.

FURIO COLOMBO.

LETTERA - IL FATTO –09–marzo -2016 pag. 12

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Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

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