Il Fatto Quotidiano
SULLA LIBIA L'AMBASCIATORE AMERICANO HA RAGIONE

Caro Furio Colombo.

Sembra che l'ambasciatore americano abbia espresso una sua "linea" ( ovvero una linea americana  ) sull'Italia  in Libia: quando, come, con quanti soldati ( Il Corriere della Sera, 3 marzo). Ho letto l'intervista e so che non è vero. So però che le stesse cose le ha dette il nostro ministro della Difesa, signora Pinotti. Della questione si  è occupato, con frequenza e precisione, lo stesso giornale ( oltre a La Stampa ). Allora  perché far finta  che adesso l'Italia sia sul punto di  cedere a una spinta americana?

Renato

Ho trovato la precisazione dell'ambasciatore Phillips chiarissima ( Il Corriere della Sera, 8 marzo ) come lo era l'intervista. Molti colleghi dei due schieramenti ( i grandi giornali rasserenanti da un lato e la ex opposizione frammentata e associata dall'altro). hanno curiosamente scelto  di non tenere conto del contesto e di interpretare l'intervista Phillips  come un annuncio nuovo.  Qual è il contesto a cui mi riferisco? Ha due cornici. Nella prima circolano le opinioni della ministro Pinotti, che da circa un anno distribuisce  tre direttive: uno, sta per esserci un governo libico di unità nazionale: due, quel governo chiederà aiuto per far uscire la Libia dal caos; tre, quell'aiuto, come già stabilito a Washington, prevede che la guida sarà italiana, a causa della nostra esperienza sul campo. Quasi ogni volta che la Pinotti ha espresso la sua persuasione, a lungo priva di riscontri internazionali, questa rubrica, in questa pagina, ha posto la domanda: da dove vengono queste notizie o persuasioni? chi, e quando, ha parlato di guida italiana? Qualcuno ricorda che il presidente Obama sia uscito da generici e gentili ringraziamenti per un presunto "già fatto” italiano,  e per "ciò che l'Italia certamente farà", senza altre precisazioni?  Non per niente il prof Panebianco, nel famoso articolo che gli  ha provocato tumulti in classe, dichiarava necessaria la guerra e  "molle" il presidente Obama che continuava ( continua )  a non decidere. E' vero che ci sono fonti americane che parlano apertamente di guerra in Libia e di partecipazione italiana, e si trovano in articoli firmati  da inviati  e corrispondenti di Corriere e Stampa che sono esperti e credibili. Ma in tali testi, scrupolosamente, non è stata mai  indicata la Casa Bianca come fonte, ma esperti, militari o Pentagono. Si direbbe che negli Usa è abituale il  gioco di Edward Luttwak che, quando compare nei talk show italiani, si dichiara " consulente degli Usa,  non della Casa Bianca". Tutto ciò  ci dimostra  autorevolmente che non c'è una sola fonte, anche per le più accurate notizie americane. L'ambasciatore Phillips, al contrario di Luttwak,  rispecchia in modo diretto la posizione della Casa Bianca, e dunque non poteva che dire quello che ha detto, anche se l'articolo è sembrato slittare in area Pinotti ( dunque interventista ) a causa del titolo. Come è noto Renzi, che è in contatto con Obama, evita, e chiede ai suoi di evitare, enfasi  e toni interventisti, al punto  da smentire i suoi almeno un paio di volte. Ora, dopo la questione mal risolta degli ostaggi italiani, la morte non spiegata di due di loro e la incapacità di portarne a casa tempestivamente  almeno  i corpi, cade ogni ipotesi di inevitabile candidatura italiana alla guida, come naturale  riconoscimento della  nostra esperienza e dei nostri  contatti in Libia. Ci saranno svolte? Certo il versante Pentagono - Pinotti è forte. Resta il fatto che il " governo libico di unità nazionale" è già stato annunciato due volte da alcune importanti testate e Tg, italiani, con adeguata celebrazione,  ma tuttora non esiste.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –10–marzo -2016 pag. 10

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Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

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