Il Fatto Quotidiano
GRAN CONSIGLIO DI GUERRA, SENZA DOMANDE E SENZA RISPOSTE

Caro Colombo,

Si  sono riuniti i vertici dello Stato e ci hanno detto ciò che tutti sapevamo la sera prima. Guerra in Libia? Forse si e forse no, in nessun caso da soli, e solo se ce lo chiedono. Allora?

Daniel

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I lettori di questa pagina sanno che ci siamo occupati della Libia e della possibile presenza  italiana a una guerra in Libia fin da quando è iniziata la lunga e vana mediazione del funzionario Onu Bernardino Leon, e poi del collega tedesco che lo ha inutilmente sostituito. Con la Libia,  l'Italia ha un cattivo passato. Prima il tempo crudele e violento della occupazione coloniale, che ha dotati i cittadini libici, di generazione in generazione, di brutti ricordi. Poi l'amicizia gretta e interessata per e con Muhammar Gheddafi, noi, l'Italia, in  cerca di petrolio e di vantaggi non sempre chiari e non sempre noti a tutti. Loro, dalla dittatura di Gheddafi in avanti, fieri di poterci disprezzare e servire. Il risultato è stata  una doppia contabilità, tra i due Stati e tra certi privati, che solo  l'Italia, soprattutto ai tempi di Berlusconi, poteva garantire. Nei libri di storia ci sarà un capitolo a parte sulla strategia  politica e militare del cosiddetto Occidente. Ho detto dei due piccoli e inabili funzionari dell'Onu. Ma il  comportamento europeo, Nato e americano è stato il più contorto e controverso dalla fine della seconda guerra mondiale. Si sono alternate lunghe assenze e brevi, violenti bombardamenti. C'era distruzione e si è portata distruzione, c'erano parti diverse e divise di ciò che era stata  la Libia in passato, e si è commesso l'errore di riconoscere una parte contro l'altra. Quasi con sicurezza,  si può dire  che ciascuna banda armata in lotta per il controllo di una parte di territorio, ha ricevuto armi e sostegno da uno o dall'altro degli europei che, di qua dal mare, sono insieme per porre fine a quella guerra di bande pericolosa per tutti. Poi è nata la storia del nuovo governo nazionale libico  che avrebbe preso il potere da un giorno all’altro, in luogo dei tre potentati che adesso cercano di spartirsi il Paese ( uno è succursale del califfato ). Autorevoli fonti europee ci hanno comunicato giorno e ore dell'insediamento del nuovo governo, che non c'è e non c'è mai stato. Inutile dire, come abbiamo fatto,  su questa pagina, che niente era vero e che niente, tranne guerra, stava per accadere. Gli altri  giornali e TG, buoni e cattivi, hanno continuato a dire che "domani" o "dopodomani" o "mercoledì prossimo",  la cosa è fatta. L'intesa, secondo  queste fonti, è che il nuovo governo avrebbe  subito chiesto aiuto militare all'Europa, e quell'aiuto sarebbe stato guidato dall'Italia. Ora noi non sappiamo ( poiché manca del tutto in questo Paese il diritto alla conoscenza, di cui parlano solo i Radicali),  che cosa abbia deciso il Consiglio supremo di Difesa. Ma certo ha parlato di guerra, la guerra che, con timore e rifiuto, questa pagina ritiene di vedere da mesi nei piani confusi ( e non si sa bene suggeriti da chi, vista la differenza di voci che si sentono  nelle stanze alte del potere americane), che vengono continuamente ripetuti da seri corrispondenti che sanno.  Ci sono ragioni per temere che sia quello che sta per succedere.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –12–marzo -2016 pag. 12

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Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

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