Il Fatto Quotidiano
IDEA ELETTORALE: PERCHE' NON CACCIARE I ROM DELLA VIA SALARIA?

Caro Furio Colombo,

Siamo abitanti del Centro di raccolta di via Salaria a Roma. Siamo 385 persone, metà bambini. I bambini vanno regolarmente a scuola e sono bravi. Ora il Comune di Roma ci ha informato  che, per mancanza di risorse, il centro chiuderà  entro luglio  2016, Il primo gruppo di 35 famiglie dovrà abbandonare il centro entro  il 28 marzo. Tutti saranno espulsi entro luglio. Destinazione: la strada. Altre baracche, e altri sgomberi, dopo avere guadagnato e dopo avere speculato molto su di noi.

GLI ABITANTI DEL CENTRO DI RACCOLTA DI VIA SALARIA A ROMA

Questa è la parte  essenziale di una lettera in cui si spiega che nel Comune di Roma, qualcuno spende e qualcuno incassa 20 mila euro  all'anno per ciascuna famiglia rom, salvo piccole cifre per il trasporto dei bambini a scuola. Ogni famiglia, grande o piccola dispone di 12 metri, i bagni sono senza finestre e senza aeratori, uno per ogni 20 persone. E poiché si tratta di un edificio industriale, gli spazi sono delimitati da mobili. Detto ciò, la lettera usa la parola "disperazione" per lo sfratto. Nonostante tutto, questa è casa. E qui il più essenziale dei contatti, quello con la scuola, funziona,  "e i bambini hanno buoni voti e sono bravi". Ma il prefetto Tronca  deve avere pensato che ogni campagna elettorale è una tragedia per i rom, perché i partiti politici si dividono in due gruppi: chi li vuole cacciare subito e si fa eleggere per questo. E chi li caccia dopo le elezioni,  di notte, in silenzio, dopo avere proclamato una tenace difesa dei diritti umani.  Tronca ha pensato bene che se interviene prima lui, che è un prefetto, tutti e quattro  i candidati ( chiunque essi siano)  gli saranno grati, anche se una parte si mostrerà trionfante e una parte dispiaciuta. Non vedete in questo tormento perennemente inflitto ai rom italiani ( ricordiamolo, si tratta di cittadini italiani ) il modello, poi diventato immenso, della tragedia dei profughi? Il percorso politico è lo stesso: un problema, per  quanto umano, grave e attraversato da sofferenze e da morte, non esiste,  se lo ignori, e anzi  dichiari che si deve fermarli. Se avete parlato con cittadini che vogliono " mandare via i rom " ( nessuno obbietterebbe  a bene organizzati campi Hitler ) troverete una certa  indignazione e un certo orgoglio, la vera e propria  rivendicazione di un diritto. Sono le stesse parole degli xenofobi in  Ungheria, Austria, Repubblica ceca, Slovacchia de tutti i Balcani. Il problema non è la salvezza dei profughi. Il problema è il mio diritto a respingerli. Sono io che decido. Non  li voglio,  e nessuno venga a dirmi che sbaglio. Sono io che decido.  Questo tipo di orgoglio  genera disprezzo per i richiedenti. Avete fatto caso che ogni gruppo di rom contiene almeno un ladro,  e ogni gruppo di rifugiati  contiene almeno  un terrorista? Il prefetto  Tronca la sa lunga. Non ha importanza se le sue lettere di sfratto ai disperati che cadono nel vuoto, se l’iniziativa sia  sensata o insensata. In tanti apprezzeranno che si mette ordine in un quartiere. Quanto ai politici, tutti, la gratitudine sarà con infinita.  Persino per chi dirà che la prossima  volta ( che era dieci anni fa ) faremo le cose con attenzione umana e civiltà.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –17–marzo -2016 pag. 12

--------------------------------------------

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

 

 
Cookie Policy