Il Fatto Quotidiano
UTLIMA SFIDA POLITICA: "METTERCI LA FACCIA"

Caro Furio Colombo,

Tutti i giorni, nella cerchia della grande politica ( dove grande significa solo tanta gente che grida ) qualcuno sfida qualcuno a "metterci la faccia". Che cosa vuol dire?

Cesare

Dai tempi in cui il linguaggio politico ha cominciato a ravvivarsi ( diciamo intorno ai primi  anni novanta, ai tempi dei primi crolli di partiti, storie, reputazioni, governi  ) il linguaggio intorno alla politica si è scrollato di dosso il tono legalese e simil-istituzionale dei decenni precedenti ed è iniziata una lunga marcia verso metafore e parafrasi di tutti i tipi. La prima è stata il "mal di pancia" e i relativi "malpancisti ". Per anni ( ma non è ancora del tutto finita ) è stato il modo più usato per definire il dissenso interno a un gruppo, da dentro, e per raccontarlo ironicamente  da fuori. Il "mal di pancia" era utilissimo non solo per degradare l'opposizione interna a  infelicità personale, probabile scontento su questioni di accettazione, affermazione o carriera. Ma anche come modo per rimuovere ogni possibile significato oggettivo al gesto o dichiarazione in discussione e ridurlo a  cattivo umore soggettivo. Poco dopo è nata una parola, “giustizialista”,  priva di significato e  tuttora in servizio.  Giustizialista ( inteso sempre e solo come insulto ) è chi si augura che un reato sia individuato in tempo, fermato subito e processato secondo le leggi, senza riguardo a chi lo ha commesso. La parola-insulto, benché  inventata da persone passate  attraverso molte imputazioni, molti processi e  molte  condanne, e benché, nei dizionari e nei libri di storia, riguardi solo i militanti del movimento argentino, detto appunto " giustizialista",  del gen. Peron ( anni Cinquanta ), ha avuto molto fortuna  con tutta la destra berlusconiana ( affollata  di indagati, di imputati e di condannati). Ma, dal  patto del Nazareno  in avanti, è diventato articolo di fede del movimento  renziano ( che detiene il controllo dell'ex partito di sinistra Pd)  dove ti dicono che sospendere o congedare un politico "solo" perché è indagato ( dove non si tratta mai di indagini sulla patente di guida ) vuol dire lasciare un potere inammissibile alla magistratura " a cui abbiamo il dovere  di opporci". Dunque ben vengano gli avvisi di garanzia, che comunque non possono turbare la solida connessione con il potere di ministri, sottosegretari e parlamentari.  La frase è stata usata  con enfasi tempo fa, dal gestore Pd Matteo Renzi alla Winter School for FutureDem ( non spaventatevi,  è solo una mini-Leopolda, un tipo di eventi che, come si è visto. generano lavoro per alcuni svelti giovani,  anche fuori dal Jobs Act).  Nasce qui, in questo gruppo di arditi della politica ,  la sfida del "metterci la faccia"  che forse vuol dire "se hai il coraggio, dillo", "se hai il coraggio fallo",  “se lo hai fatto, fallo  sapere, magari più volte, subito, a tutti”.  Il vero reclamo è il coraggio. E infatti  non è escluso, alla  prossima Spring Session della Winter School for FutureDem,  un intervento di Verdini.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –22–marzo -2016 pag. 10

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Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

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