Il Fatto Quotidiano
AFRICA, LA GRANDE BUGIA DEI PAESI SENZA GUERRA

Caro Furio Colombo,

Continuo a sentir ripetere che dobbiamo accogliere i rifugiati ma  “rimpatriare" chi emigra per lavoro. Potete elencare "emigranti per lavoro ”, che, nella speranza di una paga, attraversano una serie di guerre per arrivare in una Europa che rifiuta?

Tullio

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Il lettore chiede una interpretazione  più logica e umana sul modo in cui ci comportiamo con coloro che cercano aiuto e salvezza in Europa. l'Europa, come si sa, ha preso decisioni ben peggiori di quelle paventate  da questa lettera ( l'idea di bloccare tutti i profughi in Turchia ). Ma se torniamo per un momento alla ripetizione continua della divisione, "necessaria e urgente" tra richiesta di lavoro ( equiparata  alla delinquenza ) e famiglie in fuga dalla guerra, allora può essere giusto e utile, almeno per salvare i lettori dall'inganno, offrire l'elenco dei Paesi africani  travolti dalla violenza. Si può cominciare dal Mali dove ( cito da La Stampa, 17 marzo) "gli attacchi jihadisti si susseguono in un Paese già piegato  dalla povertà estrema e  dalla guerra civile”.  Ricordiamo che siamo nello spazio di azione di bande fondamentaliste  in grado di tenere in stato di terrore continuo tutta l'area di confine verso il nord. Burkina Faso, che viene spesso indicato come " Paese dei migranti per  lavoro",  ha appena avuto incerte elezioni, subisce rivolte violente, ed è sottoposta  a continue  incursioni  di Al Qaeda. La Costa d’Avorio  è in preda alla guerra civile. Sul versante Est solo l' Etiopia ha un certo  grado di regolari funzioni di Stato, alcune ambasciate aperte ( c'è appena stata la breve visita del presidente italiano Mattarella ) e pochi tentativi di emigrazione. Nella vicina Eritrea però solo l'ambasciata italiana è aperta, formazioni ribelli premono sui confini, e il servizio militare obbligatorio inizia a quattordici anni e finisce a 40, rendendo impossibile  la vita di tutti gli uomini giovani. Stragi e scontri sono purtroppo eventi molto frequenti e manca ogni garanzia di sicurezza. La Somalia non ha governo, è contesa  da due armate, disseminata di bande combattenti affiliate al terrorismo  ( Al Shabaab, che colpisce anche in Kenya ),e le ambasciate europee risiedono altrove, per la impossibilità di entrare e uscire dal Paese.  Il Kenya conosce la violenza delle stragi, l'incursione delle bande, l'uccisione di studenti,   turisti e degli imprenditori europei che  erano ambientati da anni, ed è diventato  un Paese in guerra. La Nigeria subisce le continue azioni stragiste di Boko Haram ( 15 mila morti nel 2014 ) e le stragi da kamikaze  in ogni parte del Paese. La Repubblica Centroafricana conta migliaia di morti e di popolazioni in fuga per la guerra senza fine fra Seleka ( islamici ) e Balaka ( cristiani ). La  Repubblica Democratica  del Congo è da vent'anni nella morsa di una guerra civile  tra fazioni che  è costata, finora,  5 milioni di morti. Il Sud Sudan è un Paese sconvolto da un  conflitto etnico che contrappone quasi la metà della popolazione, provocando morte, stragi, stupri e paurosa carestia. Tenete conto che tutti, alla fine, per qualunque ragione  fuggano, alla fine arrivano in Libia e alle famose prigioni di quel Paese. Ecco, dunque,  alcune risposte da dare a coloro che vi dicono: " Io accoglierei in casa mia  i rifugiati,  ma caccerei a calci  i migranti che vengono qui solo per vivere meglio.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –26–marzo -2016 pag. 12

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Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

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