Il Fatto Quotidiano
I NUMERI DELL'ISTAT NON SI FERMANO MAI

Caro Furio Colombo,

Ogni nuovo bollettino  dell'Istat, a volte a distanza di pochi giorni, cambia tutto, oggi in meglio, domani  in peggio. E viceversa. La disoccupazione scende, sale, scende, come il lavoro dei giovani.  Forse per questo stanno cambiando molti dirigenti dell’Istituto

Emilia

Credo che l'Istat meriti tutta la stima per un lavoro che è reso difficile da tre condizioni tutte italiane. Una è la celebrazione eccessiva, quando le cose vanno bene, un'altra è dare subito la colpa a qualcuno se le cose vanno male ( o meno bene ). La terza è la mancanza di.un contesto ragionevole nel quale collocare sia le notizie buone che quelle cattive. Come vedete nessuna di queste  abitudini maniacali dipende  dall'Istituto  di Statistica, e  tutte risalgono a una cattiva politica. L'eccesso di celebrazione, che erompe subito , come un fuoco d'artificio, anche nel caso di un modesto  +0,1, arricchito di spiegazioni che, tutte, riportano alla bravura, astuzia, prontezza  e creatività  di governo, è diventata un rito renziano che occupa larghi spazi delle reti tv, e delle varie forme espressive nelle social network. Se, come spesso accade, la stessa notizia si rivolta o per correzione o per sopraggiunta e diversa informazione, l'importante è avere dei  nemici  a cui accollare il cambiamento di notizia  e di umore, spiegando che il loro unico intento è l'affondamento del Paese. La mancanza di contesto ragionevole non va a carico del troppo irritabile presidente del Consiglio, ma della gran parte della informazione  giornalistica, che sta sempre un po' troppo al gioco politico di chi ha potere. Invece di bilanciare sia l'euforia che la rabbia in una cornice di spiegazioni  e chiarimenti  che sarebbero molto utili, preferisce commentare la scena così com'è, dunque partecipando alla festa eccessiva e ( più raramente ) al triste contrordine di notizie diverse,  piuttosto che essere portatrice di spiegazioni e chiarimenti che possono diminuire la festa o la tempesta. Non è infrequente trovarvi di fronte un conduttore  TV di sicura celebrità  che, nel giorno della buona (e poi smentita ) notizia sul lavoro che cresce e della disoccupazione  che scende, ha battuto le carte  sul tavolo esclamando con enfasi: "c'è poco da discutere, i numeri sono numeri", sapendo  benissimo che ( come infatti è accaduto ) le cose cambiano in fretta e il giorno dopo i numeri sono diversi. Sarebbe bene rendersi conto che il continuo fluttuare fra eccessi di celebrazione ed eccessi di accusa non giova al tanto cercato umore stabile e senso di fiducia che prima o poi portano a " ripartire". Per questo siamo ancora in stazione.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –07– aprile -2016 pag. 12

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