Il Fatto Quotidiano
COME LIBERARSI DEI ROM UNA VOLTA PER TUTTE

Caro Furio Colombo,

Due mesi fa a Milano, dopo lo sgombero della  baraccopoli  di via Ripamonti, ho trovato su un prato, senza neanche una coperta sette bambini di età compresa fra 3 e 11 anni, con le loro famiglie. Dopo lo sgombero il loro destino era dormire li, su quel prato, al gelo, fino a quando i genitori non fossero riusciti a farsi una nuova baracca da qualche parte. Ho contattato le autorità locali perché venissero accettati in uno dei centri di accoglienza, ma senza risultato. Disperati, siamo entrati in un ospedale vicino e abbiamo chiesto almeno le coperte per proteggerli dal freddo, per quella notte...

Dijana Pavlovic

La firma appare per intero perché il frammento pubblicato è parte di un documento con cui l'attrice  e intellettuale Rom Dijana  Pavlovic torna a raccontare della deliberata e violenta emarginazione del popolo Rom nella presunta democratica repubblica italiana. Ogni volta che persone competenti e realmente al corrente di quello che accade tornano sull'argomento ( che volentieri  anche "i buoni" archiviano in un istante ) si apprendono storie che sembrano appartenere a un passato che viene raccontato affinché non si ripeta. Invece è il nostro presente  e si ripete sempre. La presunta impopolarità dei Rom ( a cui i media danno una mano raccontando esclusivamente storie di furti e di pericolosi incontri nelle stazioni, definendo Rom qualunque persona che non può essere definita extracomunitaria, ma che si vuole comunque  far apparire estranea alla comunità dei cittadini ) consiglia i politici a tenersi fuori dalla vicenda o ( nel peggiore e più frequente dei casi ) a mettersi contro. La presunta estraneità dei Rom ( che invece sono tutti italiani ) induce  i sindaci a sentirsi liberi di muovere i cosiddetti campi nomadi nel modo più arbitrario, senza cercare contatto  e collaborazione e, soprattutto, senza predisporre alcuna alternativa  a insediamenti che erano stati predisposti in altri tempi dallo stesso Comune, e che vengono sradicati non organizzando traslochi ma distruggendo tutto, anche se quello che distruggono è la dotazione di sopravvivenza di una intera famiglia e di una intera comunità. La trovata è quindi distruggere e disperdere. La cultura che presiede  a questi atti, benchè per molti ciò avvenga in modo inconscio, è nazista. E la soluzione punta sempre alla cancellazione fisica dell'ostacolo umano che si frappone fra la realtà e  una certa visione della vita. Con la sola eccezione dei Radicali ( intendo il Partito di Panella e Bonino, in tutte le sue incarnazioni ) nessun gruppo politico, neppure a sinistra, ha mai raccolto l'appello di una comunità ossessivamente perseguitata in Italia, e il cui " danno sociale" è così piccolo ( anzi inesistente) che non fa capitolo a parte  negli studi sul disordine italianio. Al confronto la dignità riconosciuta alla mafia è grandissima, e la camorra appare un ordine di cavalieri. Eppure la persecuzione italiana contro il non pericolo Rom continuerà fino a quando molti italiani non decideranno di unirsi all'appello di Dijana Pavlovich e di coloro che con lei si stanno già impegnando per un  ritorno del nostro Paese a una politica di civiltà.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –08– aprile -2016 pag. 16

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