Il Fatto Quotidiano
SALVINI, MATTARELLA E GUIDI: CAMBIARE LE CARTE IN TAVOLA.

Caro Furio Colombo,

Sono giorni che leggo e ascolto dichiarazioni doppie. Un giorno Mattarella  difende le frontiere aperte di Shengen e un giorno ci dicono che parlava del vino. Un giorno Salvini insulta il capo dello Stato in modo gravissimo e il giorno dopo liquidano tutto come un "equivoco". Per non parlare della Guidi, del suo uomo che vuole  teleguidarla e delle altre avventure della Repubblica.

Giacomo

Hanno fatto dire a Salvini molto meno di quello che ha detto contro Mattarella,  per poter abbassare il senso morale e politico di una dichiarazione del  Capo dello Stato. Secondo la vulgata dei grandi giornali "Salvini è andato su tutte le furie quando ha creduto che il presidente Mattarella invocasse le frontiere aperte".   Per mettere al sicuro Salvini, che ha così tanti impegni nella Tv di Stato, impegni che non potrebbe assolvere dopo il vero insulto che ha indirizzato al Quirinale, si è dovuta cambiare la storia. La versione, adesso, è che Salvini  non ha mai detto che "Mattarella è un venduto". Ma solo che lo fa arrabbiare  perché non condivide la patriottica  esortazione leghista  a chiudere  le frontiere del nostro grande e generoso Paese. Ma per salvare  il capo leghista dall'insulto eccessivo, bisogna anche  abbassare la dichiarazione di Mattarella. Perciò si  è detto subito, più o meno da tutti, che il Capo dello Stato merita  riguardo  perché, quando  ha accennato  alle frontiere, parlava di vino e non di immigrati. Tutti sanno che Mattarella ha davvero difeso le frontiere aperte con l'osservazione di buon senso che, dove non passano le persone, non passano neppure le merci, e implicando che la fine di Shenghen è un disastro economico e non solo morale. Lo ha appena sussurrato ma prontamente ha lasciato perdere, lui e tutti i media, quando si è accorto dell'ira leghista, declassando Salvini a un gran maleducato ( il ruolo  per cui tutti lo vogliono, per dare senso a una trasmissione ) e dichiarando  il presidente  un intenditore di vini che a tutto pensa meno che agli immigrati da accogliere. Attenzione adesso alla parabola della sguattera guatemalteca. E' la storia di una povera donna  sottomessa che deve fare tutto quello che vuole il suo uomo-padrone, avido e violento. L'ha raccontata la Guidi, ai bei tempi in cui era ancora ministro, per dire al suo compagno-fidanzato- marito che certi uomini, nel nostro mondo e ai giorni nostri, pretendono  dalle loro donne una sottomissione da terzo mondo. " Vergogna - è il rimprovero duro e ripetuto degli anti-intercettazionisti - avete pubblicato il lamento privato di una donna innamorata verso il suo uomo pretenzioso, roba che non deve interessare i cittadini! ". Interessa invece. Perché la donna, al momento dell'esemplare racconto,  è ministro del petrolio ( che è dello Stato ). E il suo  innamorato vuole quel petrolio ( non l'amore )  per se e per  le aziende di cui si occupa. Niente ma proprio  niente di privato. Piuttosto, come sta già accadendo, materiale di  inchiesta in cui la ministra umiliata e offesa, sarà, come sembra, parte lesa. Mattarella dovrebbe associarsi, perché gli hanno sfilato un nobile pensiero, facendolo  apparire un difensore  del vino, e non  di esseri umani in fuga dalla guerra, pur di placare Salvini.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –12– aprile -2016 pag. 16

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