Il Fatto Quotidiano
LA FIERA DEL MONDO: FABBRICARE ARMI PER TUTTI

Caro Furio Colombo,

Per sapere certe cose della politica internazionale a volte è bene leggere le pagine di economia. Giorni fa ho appreso di un poderoso piazzamento di aerei da combattimento da Finmeccanica al Kuwait, per una cifra adeguata , ottima per il nostro Pil e la nostra occupazione. Ma uno di questi giorni quegli aerei ( di cui viene descritta la mortale efficienza) chi colpiranno, dentro quale alleanza?

Roberto

Convengo che la attuale posizione del Kuwait, teoricamente filo americano e teoricamente democratico, ma  rigorosamente islamico ( nel senso della disciplina coranica ) con legami che si perdono nella parte  inesplorata  in cui si ambientava bene Osama bin Laden, dovrebbe consentire di dire che la Finmeccanica ha fatto non  solo un buon affare, ma un favore alla difesa dei valori che si oppongono  al fanatismo e al terrorismo. Tutto bene, ma quando un califfo cambia, le armi  restano, ed è esattamente ciò che è accaduto  in ogni altro Paese intorno all'area di ciò che consideriamo, adesso, la fonte e il mandante di tutti i mali. Di essa, il Califfato,  conosciamo poco  il territorio ( va e viene, lo conquistano, lo perdono, lo riprendono ), il personale pericoloso ( esegue riusciti atti di guerra attraverso appalti con persone che hanno facile accesso sui luoghi da colpire ), la vera lista di amici e nemici. Tutti sappiamo di non sapere dove, esattamente, si disloca la forza ( soprattutto la forza finanziaria ) di ciò che stiamo combattendo ( o diciamo di farlo) e dove sia  la testa che guida la guerra mobile ed è in grado di piazzare il fronte in casa del nemico, cioè nostra. Ma colmiamo  il vuoto con grandi proclami e improvvisate discussioni strategiche, fingendo di non notare che ogni volta subiamo il colpo, senza alcuna capacità di prevenire o anticipare, e non sempre possiamo dare la colpa alla pessima  intelligence belga. Per descrivere la nostra strana situazione, basti collegare due eventi: un  giorno una grande azienda italiana rifornisce delle migliori armi del futuro un Paese che è esposto a cambiamenti rapidi e imprevisti. E, lo stesso giorno, dichiara in carica il nuovo  governo libico ( guidato da un uomo scelto per disperazione fra i pochi che avrebbero accettato ) e, fatalmente doterà il suo "esercito”, che non ha ne programmi ne bandiere,  ma solo un lavoro, del migliore  armamento, senza sapere chi, alla fine, lo userà contro chi. E' una guerra alla cieca in cui si sovrappongono  logiche e strategie che non coincidono mai. Pensate ai nostri governi democratici che sono scattati per opporsi alle spaventose repressioni di Assad contro il suo popolo ( guerra chimica inclusa ) e oggi sono costretti a celebrare la notizia "Aleppo liberata dalle truppe di Assad", "Palmira salva, è nelle mani dell'esercito siriano" e "Isis perde terreno" che è, insieme, una buona e una cattiva notizia. Perché è solo un cambio  di despoti e di torturatori. Il fatto è che Europa e Occidente, senza politica e senza visione da decenni, hanno ormai troppi nemici.  E devono ogni volta scegliere fra i nemici per decidere con chi combattere e contro chi. E' chiaro  che si tratta sempre di strategie brevi, destinate a rovesciarsi. Ma intanto cresce il cumulo delle armi che lasciamo in giro mentre  prosegue "la terza guerra mondiale a pezzi" di cui aveva parlato il Papa.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –15– aprile -2016 pag. 14

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