Il Fatto Quotidiano
LA PENA DI MORTE: COME VINCERE E ABOLIRLA

Caro Furio,

Ti mando l'appello di Nessuno tocchi Caino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita in Iran.

Elisabetta Zamparutti

Cito per intero il. nome della mittente perché è un attiva e instancabile dirigente del gruppo radicale guidano da Sergio D'Elia che si batte da tre  decenni contro la pena di morte e ne ha fatto un argomento di dibattito internazionale sia nel rapporto fra Paesi che alle Nazioni Unite. Dalla attività di questo gruppo è nato il voto dell'Assemblea  generale dell'Onu che, a maggioranza, ha proclamato la moratoria delle esecuzioni capitali anche in molti Paesi che non hanno cambiato le loro leggi in materia e non hanno definitivamente deciso. Ma accettano di non uccidere. L'Iran, antico partner commerciale, prima delle sanzioni americane, e nuovo amico sia politico che economico dell'Italia, dopo il riaccostamento ( cauto, guardingo, graduale, speriamo ) di quel Paese agli Stati Uniti e alle altre democrazie,  non ha mai smesso di praticare con fervore e nelle forme più selvagge ( dalla morte per frustate alla morte per lapidazione ) la pena capitale, in un lunga lista che include anche i minorenni e i malati.  Ora Matteo Renzi è in visita al presidente iraniano ( che viene considerato un " liberal" ma non ha diminuito di un punto  la statistica orrenda delle esecuzioni iraniane  in tutte le sue forme ), e si è levata, finora, una sola voce nel mondo, quella di " Nessuno tocchi Caino", per chiedere a Renzi di non tacere sul problema gravissimo della pena capitale. Perché Renzi ne dovrebbe parlare visto che è a Teheran  per proporre e ottenere  convenienti trattati commerciali e industriali e non per salvare vite umane? Una ragione, secondo i militanti del gruppo, è che la visita di Matteo Renzi, capo del governo italiano, è la prima di Iran, dopo l'inizio di questa fase di distensione, così come la visita in Italia del presidente  iraniano è stata la prima nel mondo occidentale, dopo la ripresa di relazioni e contatti ( ricorderete che, in quella occasione, erano state coperte celebri reperti dell’arte italiana  ritenuti offensivi per la sensibilità di un credente islamico). Ora " Nessuno tocchi Caino" sta chiedendo a Renzi di non lasciarsi coprire nulla e di vedere le cose come sono: una immensità di condanne a morte che continuano  e si moltiplicano. Non si dica che si tratta di una questione  interna. Perché il desiderio di farsi apprezzare nel mondo non dovrebbe coincidere con l'impegno di tutelare la vita umana, fermando la mano del boia?  Ascoltando l'appello di "Caino",  Renzi rischia di concludere meno affari? Forse no, visto che quegli affari stanno a cuore  agli iraniani  tanto quanto agli operatori italiani. Il gusto di impiccare può essere così grande da far saltare accordi di grande portata e di reciproco interesse? Ecco il punto dell'attività del gruppo radicale, rivelato anche dalla vittoria all'Onu sulla moratoria internazionale. Chi si batte contro la pena di morte non è più debole del boia. Solo, a volte, più esitante e indeciso.  Ma se Renzi provasse  e vincesse, il suo successo andrebbe ben al di la delle retrovie italiane  a cui sembra dedicare tutta la sua attenzione.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –14 aprile -2016 pag. 10

--------------------------------------------

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

lettere@ilfattoquotidiano.it

 

 
Cookie Policy