Il Fatto Quotidiano
INVALIDITA' E DISABILITA' : VERO, FALSO E ABBANDONATO

Caro Furio Colombo,

Si ripetono  ( e sono meritorie ) le inchieste sui falsi invalidi, sui finti ciechi  e sugli accompagnatori di persone sanissime. Non vedo mai, però, una grande inchiesta sui disabili abbandonati. E una vera discussione sul rapporto fra reddito e sostegno alla disabilità.

Fiore

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I due argomenti meritano grande attenzione perchè spesso i disabili abbandonati dalle istituzioni non hanno voce, non esistono sistemi di verifica rapida, non dispongono di  telefoni azzurri ( o del colore che volete ) per raccontare la distrazione  di un sindaco o di un assessore regionale. In che senso si può parlare di invalido abbandonato? Più o meno in tutti i casi in cui un disabile profondo ( soprattutto quanto a mobilità del corpo ) vive esclusivamente ( a causa  della mancanza  di ogni altro sostegno ) dei sussidi previsti dalla legge, i 420 euro per la disabilità totale e l'accompagnatore. Manca del tutto una legislazione che protegga l'invalido totale e senza altro  sostegno familiare  dal mancato pagamento di luce ( dal quale dipende per funzioni vitali, come la respirazione ) e telefono che rende possibile  l'uso del computer, a volte unico strumento di comunicazione.  Le rispettive aziende richiedono il pagamento, con la stessa scadenza,  a tutti i cittadini, nessun rinvio o parcellizzazione è  plausibile,  e la regolare politica della sospensione  del servizio  segue subito dopo il terzo mancato pagamento. In moltissimi casi manca del tutto la mediazione di sindaci e personale della Regione, che trovano utile non sapere, non vedere e non rispondere, anche perché a tutti i livelli, vi sono stati tagli drastici che ovviamente ricadono sugli ultimi. In moltissimi  casi, specie nei piccoli centri, i servizi sociali, pur previsti dalla legge, mancano del tutto e il volontariato riesce a raggiungere due-tre persone  su dieci. Un caso tutto italiano, rispetto alle iniziative  a sostegno dei disabili, in altri Paesi, è la mancanza di legali disposti a sostenere " pro bono" ( gratuitamente) i disabiliti che hanno bisogno di rappresentanza legale sia come utenti facilmente scaricabili sia come titolari di servizi comunali e regionali che non ricevono. Fa un certo effetto sentir raccontare di una assistente sociale che " sgrida"  la persona totalmente e profondamente  disabile perché  insiste troppo nel reclamo del sostegno di cui ha bisogno . E stupisce che nel nostro paese sia permessa l'interruzione per mancato pagamento di servizi come la luce e il telefono, quando sono le sole vie di comunicazione con la vita di persone altrimenti totalmente isolate. Ai disabili profondi, poi, fa paura l'idea di stabilire un legame fra accompagnamento e reddito. Come sempre cadrebbe come un macigno sui più poveri, dove l'inizio di un lavoro per quanto modesto di un fratello,  porterebbe alla riduzione o eliminazione dell'accompagnamento del disabile. Forse è meglio  raccogliere un po' più di notizie sulle casseforti "off shore", prima di minacciare i disabili con questo tipo non proprio nobile di risparmio.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –19– aprile -2016 pag. 12

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