Il Fatto Quotidiano
LA CHIESA FRA RITO, MITO E RICORDI DI REGIME

Caro Furio Colombo,

Sono molto disorientato  dall'intervista di Bertinotti ( Corriere della Sera, 19 aprile ). Non capisco perché, persa una fede, se ne debba per forza trovare  un'altra.

Lucio

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Anch'io ho letto con interesse l'intervista di cui parla il lettore. Devo dire che ciò che mi ha meravigliato di più è l'ingresso nel tempio non dalla porta Bergoglio che, se non altro, ispira  un senso di  amicizia anche nei confronti dei non credenti. Mi meraviglia l'ingresso senza esitazione lungo il passaggio di Comunione  e Liberazione, che appare discutibile ( almeno politicamente discutibile ) anche a molti solidi e sicuri cattolici. Mi permetto, con tutto il sentimento di rispetto e di amicizia per l'ex  presidente della Camera  ed ex leader di una parte importante della sinistra italiana, di non capire la scelta di salire a bordo della fede attraverso una passerella abitualmente  percorsa ( con efficienza e buoni  risultati ) da uomini d'affari piuttosto che da uomini di Dio. Ma c'è un punto in più che ha attratto la mia attenzione e che  vorrei condividere  con  chi vorrà discuterlo. Il riferimento di cui qui si va in cerca,  parte dal presupposto che sul pianeta sinistra, ovvero mondo del lavoro, si è estinta la vita, salvo operazioni di mutuo soccorso. E dall'altra, invece la vita ferve ed è naturale andare a cercarla dove c'è. Tutto ciò ci libera dai difficili rapporti con una destra che ha tenuto a lungo ostaggio il lavoro in tutte le sue difese e rappresentazioni, fino a liquidarlo, e ha abbondantemente  fruito della collaborazione di Comunione e Liberazione come testimonianza che la parte giusta di Dio era l'impresa,  presentata come sacra celebrazione del fare imprenditoriale, il solo portatore  di virtù, in  una santa alleanza tra profitto e spiritualità. Niente di male, c'è anche una religione dei ricchi, e se i personaggi che stiamo  qui ricordando fossero stati modelli di estraneità ai distruttivo  trafficare  italiano, si sarebbe  trattato solo di una antica divisione per ceti, ciascuno al suo posto ma con buoni principi. Io però non ricordo scrosci di applausi e "Ola" del pubblico giovane di Cl ai  protagonisti del lavoro o dei diritti umani e civili. Ricordo una grande amicizia verso il potere e grandi, entusiastiche celebrazioni di chi il potere lo aveva e lo teneva e lo esibiva senza troppe verifiche ne' sul percorso del faccendierato né su quello dei fondamentali principi della Costituzione. E questi ricordi non buoni mi impediscono di partecipare alla festa di Bertinotti  con Comunione e Liberazione. E' vero,  però, che nessuno mi ha invitato a quella festa.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –23– aprile -2016 pag. 12

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