Il Fatto Quotidiano
CHE SENSO HA IL 25 APRILE VISTO DUE GIORNI DOPO

Caro Furio Colombo,

Il giorno in cui avremmo dovuto ricordare la Resistenza è stato un giorno senza festa. Due discorsi e qualche insulto. Tutto qui? Io non vedo nessun senso e nessun risultato. Meglio lasciar perdere.

Valeria

Niente affatto. Questo ricordo del 25 aprile, che sembra avere come unica notizia gli insulti negazionisti di finti militanti contro gli striscioni della Brigata ebraica ( piccolo e cattivo episodio di negazionismo, tanto per dare sfogo all' incontrollabile  antisemitismo di alcuni,  almeno una volta all'anno ) ha invece accumulato segni che parlano del passato ma sono il presente e che vale la pena di ricordare. Uno è certo ciò  che scrive Luciana Castellina su " Il Manifesto" del 26 aprile, quasi per rispondere alla  necessità  di impedire il senso della riduzione  a lapide, con fiori che appassiscono subito, del principale evento della Storia italiana.  Castellina ha una definizione felice: il 25 aprile è materia mobile, proprio perché ha cambiato la Storia e dato vita alla Costituzione che è ancora, persino per gli italiani che non lo sanno, una dichiarazione di dignità, dopo l'attraversamento del periodo fascista, che ha reso ogni italiano  suddito o  complice.  Ed è poi culminato in una fervida partecipazione fascista  alla Shoah, cercando  e offrendo ogni cittadino  ebreo che è stato possibile  trovare  allo sterminatore nazista, e organizzandone in modo impeccabile il trasporto al massacro.  La destra fascista e nazista è stato questo, inutile inventare falsificazioni o fingere amnesie. Perciò la Castellina fa bene a ricordare Primo Levi quando dice: "La memoria è sempre a rischio". Per questo, io credo, serve,  ai più giovani ma anche ai finti smemorati di tutte le età e di tutti gli orientamenti  politici, il testo, quasi un libro di scuola, che Aldo Cazzullo ha scritto ( più un getto di memoria, sia pure memoria ereditata da chi allora c'era, che  una ricerca d'archivio ) per il suo giornale ( Il Corriere della Sera ). Il vero scopo, si capisce leggendo, è di lasciare una pietra di inciampo non nella memoria di allora ma tra le vicende di oggi.  Ho detto che quel libro serve (sarà letto non solo da chi sa e ricorda ) e vorrei darne una dimostrazione. Un altro giornale, Il Tempo ( 26 aprile ) dice al suo pubblico quel che ha capito dei partigiani morti e della  caccia assassina agli ebrei e agli oppositori politici,   con l'esemplare titolo " Liberateci alla Liberazione". Con un sottotitolo allo stesso tempo vero e curioso ( visto che smentisce il titolo ): " A 70 anni dalla guerra, per il. 25 aprile ancora disprezzo, odio e intolleranza". E' vero, spiega tutto la prima pagina del giornale ( e vent'anni di politica berlusconiana, in cui si diceva che "la Costituzione italiana è comunista "). Ma come mai se lo dicono da soli? Qui serve l'editoriale del direttore che, alla fine, pur senza ricordare mai che cosa è stata la Resistenza, conclude : " La realtà è che abbiamo perduto la bussola, non sappiamo più che cosa è la storia e dunque siamo sordi alle sue lezioni" .Una negazione fortissima al titolo.  Ma segue subito la contraddizione della contraddizione : "Ragioniamo  se non sia il caso di abolirla questa festa di parte non più partigiana che, anziché unire, divide”. Ma la festa partigiana ( lo dice la parola ) è una festa di parte: la parte giusta, cioè antifascista e antirazzista.  E, come allora, continua a dividere chi ha combattuto " il male assoluto" e chi lo rimpiange. O fa finta che sia stato  uno scontro fra contrade di un palio, poi tutti a tavola.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –27– aprile -2016 pag. 12

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