Il Fatto Quotidiano
EUROPA E LIBIA: CHI DEVE DARE E CHI DEVE AVERE

Caro Furio Colombo,

Ogni giorno c'è un titolo sulla Libia su questo  o su quel giornale e annuncia qualche forma di intervento sempre diverso. C'entrano i soldati, ma varia il numero ( un giorno 5000, un giorno 900 ) c'entrano gli Stati ma varia il ruolo (un  giorno guida l'Italia, un giorno  si tratta di affari dell'Inghilterra e della Francia ), c'entrano  gli Stati Uniti, ma con due voci diverse: c'è una America che raccomanda cautela e non vuole  soldati, e c'è un'America che dice agli europei: ma quando cominciate? E non c'è nessuna fonte di vera e univoca comunicazione.

Michele

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Credo che dietro la questione Libia si celino una debolezza, un pasticcio e un  contrasto non simmetrico fra esigenze e potenze diverse. Diversi sono anche , in modo clamoroso, gli interessi dei presunti salvatori della Libia. E diverse sono, ovviamente le richieste o gli interessi delle varie parti della Libia. Per esempio, al momento nessuno sembra desiderare davvero una Libia unificata e un governo unico e solido . Per farlo bisognerebbe eliminare sia gruppi nazionali che interessi materiali, sia convenienze che svantaggi, sia ambizioni che piani e progetti di gruppi diversi per parti diverse del Paese. La debolezza è delle Nazioni Unite, che prima forma, sulla carta e senza alcun sostegno materiale o finanziario, un "governo nazionale" e poi lo abbandona a governare rinchiuso in una base navale di Tripoli, da cui non può uscire senza rischiare la vita. Poiché ciascuno, in questa vicenda, appare un impiegato, piuttosto che un leader disposto a morire per la patria, è difficile immaginare sortite  coraggiose e atti segnati da impulso eroico. C’è attesa che si sciolga il pasticcio creato dalle Nazioni Unite: ha nominato dal niente un primo ministro che non c'è con un potere che non c'è  e che produce notizie come " La Libia chiede..." come se ci fosse una Libia e non diciannove diverse regioni divise in tre grandi aree, ciascuno con un esercito e una capacità di difesa modesta fra rivali  ma ben più forte di qualunque corpo di spedizione europeo. Prima ancora di essere guerra, lo stato delle cose è asimmetrico perché schegge relativamente piccole della ex Libia hanno una capacità di reazione probabilmente più forte di un corpo di spedizione  europeo, e sono comunque in grado  di bloccare un  tentativo di invasione "straniera". Vicende alterne ( qualche vittoria  locale, qualche colpo di mano europeo non turbano le alleanze  e contrapposizioni  libiche ma sarebbero  ragione di grave imbarazzo per il "veni, vidi, vinci" delle potenze europee. Ciò che chiedono le diverse Libia non corrisponde  in alcun modo con la visione unitaria " per forza" che all'Europa sembra il ritorno della civiltà e dello Stato-nazione. E nella maggior parte dei casi sono le frazioni libiche che vogliono o devono dare qualcosa alle altre frazioni, e non. si vede come e perché un arbitrato europeo potrebbe essere utile e accettato, senza una base di potenza che non si vede. Dunque i sono solo due strade: fomentare la guerriglia, cercando di alterare il quasi  perfetto equilibrio che al momento rende stabili le parti. Oppure scatenare un. Conflitto che coinvolge tutte le parti in Libia e tutti coloro che accetteranno di andare " a fare pace" in Libia. Vi sembra possibile? Vi sembra probabile?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –30– aprile -2016 pag. 12

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