Il Fatto Quotidiano
IL "CHI E' CHI" DELLA CULTURA E DELLA POLITICA

Caro Furio Colombo,

Due eventi ( piccoli, dirai ) mi hanno impressionato negli ultimi giorni. Un frase di Nardella, sindaco di Firenze che ha detto che" non sono gli uomini di cultura a decidere che cosa è la cultura". E  il tanto celebrato finanziamento per la ricerca  ( 2 miliardi e 500 milioni ) che risulta  un contributo dovuto ogni tre anni ( e non nuovo e straordinario, come annunciato  in tutti i tg  )con un taglio di duecento milioni rispetto al versamento precedente.

Federico

Evidentemente il lettore si riferisce al confronto nel corso del programma di Lilli Gruber " Otto e mezzo" del 30 aprile. In quella occasione il giovane sindaco Nardella ha svelato, più di quando accade ogni giorno nel  cerchio interno che circonda Renzi a Palazzo Chigi Pd, che il renzismo consiste non nell'accordo ma nella identità. Devi essere identico a Renzi in pensieri, opere e celebrazioni.  E così, pur nelle modeste  proporzioni del suo inizio di carriera, il Nardella è apparso una replica perfetta del suo presidente in tre  cose: il disprezzo per l'avversario, che sale  o precipita a seconda della sua distanza  dalla verità ( di Renzi); l'affermazione che mai nessuno prima aveva fatto il prodigioso gesto del principale : il fatto che dire no ( qualunque no a Renzi ) è contro l'Italia. Il discorso si è acceso quando è apparso  chiaro  che l'avversario di Nardella, Montanari, essendo  un esperto della cultura dell'arte di fama internazionale, era sicuramente in malafede e non degno di attenzione.  La ragione: non vorremmo ridurci  all'idea che solo gli esperti possano e debbano occuparsi d'arte, presiedere  musei e dirigere  sovraintendenze. Un manager, un dirigente d'azienda, un politico possono funzionare benissimo. Invano Montanari, con tutta la chiarezza  e la  fermezza possibile  ha cercato di spiegare a Nardella che mai  Il Louvre di Parigi, la  Tate di Londra,  il Metropolitan di New York  metterebbero  un museo nelle mani di un incompetente. Invano ha dimostrato la penuria  in cui versano i musei italiani e il rischio a cui  continuano a essere esposte  le nostre opere d'arte. Per Nardella il mondo comincia e finisce dove comincia e finisce Renzi. E ripete  subito il mantra  secondo cui mai nessuno aveva, prima di Renzi - Franceschini,  assunto  direttori stranieri in musei italiani,  dimenticando  che, già molti anni prima, sono stati direttori italiani ad essere chiamati a dirigere  musei stranieri. Il secondo evento ( che non riguarda Nardella , ma spiega il renzismo)  è accaduto nel corso di un programma radiofonico di Rai 3 la mattina del 3 maggio. Il tema era il favoloso fondo per la ricerca, che finalmente (" la prima volta negli ultimi venti anni ") era stato assegnato alla ricerca. Poco  dopo un docente dell'Università La Sapienza di Roma, ( seguito da varie voci senza smentita intervenute nella trasmissione ) ha spiegato che il fondo ricerca viene stanziato ogni tre anni. E questa volta è risultato ridotto  ( non aumentato, come  due giorni di celebrazioni  ci hanno fatto credere ) di 200 milioni. Dunque i media sono stati chiamati a celebrare come una festa  un notevole taglio alle risorse riservate alla ricerca.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –04– maggio -2016 pag. 12

--------------------------------------------

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

lettere@ilfattoquotidiano.it

 

 
Cookie Policy