Il Fatto Quotidiano
I QUATTRO INCUBI DELL'IMMIGRAZIONE CONTINUA

Caro Furio Colombo,

In  ogni discussione sulle ondate di migrazione , cambiano i numeri, cambiano i comportamenti ( reali e Invocati ) delle parti, cambiano le risposte.  Il fenomeno  è grande. Ma prima di tutto disordinato. E non sto dicendo che è disordinato  ( per forza ) il comportamento dei profughi. Sto parlando del nostro.

Matteo

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Ci sono quattro responsabili per " l'accoglienza che non va” come intitola " Il Fatto quotidiano" del 5 maggio. Sono i politici in quanto capi-popolo, i politici in quanto amministratori,  i presunti esperti ( tra cui gli statistici ), e coloro che, a scadenza regolare, tornano a prevedere le infiltrazioni terroristiche ( almeno un jihadista per ogni barca che non affonda). Vediamo. I politici in quanto amministratori hanno prima di tutto la colpa di non vedere che i problemi sono due, grandi e diversi. Uno è lo spostamento dei popoli, che è in corso come lo sono gli assestamenti del territorio o lo scioglimento dei ghiacciai. E' mancata almeno una voce  che sapesse spiegarlo, mentre decine di nano-Salvini sono ascoltati dovunque come profeti. I nano- Salvini incoraggiano la chiusura delle frontiere che ( vista dai nostri poveri posteri ) apparirà inutile, ridicola  e costosa. L'altro aspetto del problema è lo stato di emergenza, che aggrava un fatto inarrestabile e cronico, rendendolo in questi anni più grave. Non sempre ci sono così tante guerre allo stesso tempo  in un cerchio così  stretto  intorno all'Europa, combattute in modo selvaggio e osservate da leader politici così incapaci ( Europa ) cinici ( Russia ) o isolati dentro e fuori il loro Paese (gli Stati Uniti)  Lo stato emergenziale dovrebbe far luce sul dove e come accogliere. Ma stiamo ancora a litigare sui chi viene per lavoro e chi per guerra, fra "clandestini" e " regolari", e quali moduli distribuire per l'identificazione. I politici amministratori non hanno fatto nulla: non una rete d medici, non locali imbiancati e dotati  dell'essenziale per sopravvivere, in una Europa quasi vuota,  con scuole e caserme abbandonate,   e "villaggi- vacanze” disponibili quasi dovunque, non una iniziativa per le migliaia di bambini perduti dagli adulti nella fuga. Il rapporto fra ciò che accade e una  comprensione almeno approssimativa dei fatti  fornirà,  agli storici futuri, materiale per un giudizio pauroso su questa nostra epoca. In piena crisi entrano in scena i presunti esperti del fenomeno migrazione che gareggiano nel presentare numeri enormi per la prossima invasione ( spesso l'intera popolazione di un'area, ma  non avevano mai previsto al Siria ).  E mischiano,  comunque,  l'inarrestabile ma lento processo epocale con la concitata fuga dalle guerre in corso. Anche qui manca un pacato esperto. Invece segue una pattuglia di falsi profeti, in parte motivati da un sincero desiderio del peggio, in parte  del tutto  incompetenti. Suggeriscono, ogni due settimane, la paura dei terroristi infiltrati, diciamo uno o due per gommone (se arrivano vivi).   L’annuncio è emotivamente  allarmante ma anche  privo di logica. Infatti  se il terrorista infiltrato è atteso  allo sbarco vuol dire che un altro terrorista era già sul posto e ha già tutto il necessario, armi, esplosivo e piani.  Dunque il terrorismo è già qui. Se il terrorista arriva da solo, dovrà studiarsi la mappa di quartiere e andare a comprarsi tutto il materiale necessario, dopo avere corso il rischio della identificazione e del dirottamento  imprevisto su un altrove sconosciuto. Quale vera e potente organizzazione terroristica  adotterebbe una simile strategia?  Pazienza, dirà il lettore. Ma intanto gente soffre, gente muore, gente rischia, gente vive col cuore in gola.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –07– maggio -2016 pag. 12

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