Il Fatto Quotidiano
ALEPPO, LA STALINGRADO FUORI DALLA STORIA

Caro Furio  Colombo,

Ogni due o tre giorni torna nelle notizie la guerra in Siria e le autobombe  a Bagdad. Più o meno cento morti alla volta. Sono quinte notizie nei Tg, ormai spesso senza immagini. Continua per sempre?

Tommaso

….

C'è la guerra e, intorno a questa guerra, un vuoto pauroso. Le notizie sembrano ormai assimilate alla natura, come quando, in una certa zona del mondo,  le scosse sismiche durano a lungo, anche per mesi, e di tanto in tanto qualcuno racconta come si vive con quella paura. Qui però accadono fatti più gravi perché umani, volontari e terribili. E' stato detto che Aleppo, la città  siriana che resiste assediata, priva di acqua e di cibo è la Stalingrado di Oriente. Se il confronto è di dolore e di morte, credo che sia fondato. Ma Stalingrado era l'ultimo cancello prima che la valanga spaventosa della seconda guerra mondiale andasse in una direzione o nell'altra.  L'incredibile resistenza dei russi ha deciso il destino del mondo, spezzando la forza  nazista. Qui, nella tragedia di Aleppo, manca un contesto. Oppure si sovrappongono diversi contesti del tutto sconnessi l'uno dall'altro in cui l'unica cosa comprensibile e - dal punto di vista dei sentimenti umani –  condivisibile,   è la pietà per la quantità di morti. Ricorderete che non più di dieci giorni fa , in un punto di Aleppo detto  "a sud" dalle agenzie e tg, è stato distrutto un ospedale pediatrico dei Medici senza frontiere, eliminando, insieme, i piccoli pazienti e i medici. Non più di tre giorni dopo, in un punto descritto "a nord" dai media, è stato bombardato  e raso al suolo l’altro ospedale, con i pazienti  e i medici  tra le vittime. Intanto un assedio, da parte delle truppe regolari di Assad impedisce l'arrivo di ogni soccorso, e un altro assedio, di una delle formazioni in rivolta, blocca i pochi passaggi che resterebbero liberi, per impedire che " i nemici" possano trarne vantaggio, o perché sono quelli  chiusi dentro  è bene che muoiano,  o perché, se raggiunge Aleppo, potrebbe  portare  il potere diverso di altri combattenti. Sul posto ( e in tutti i posti delle guerre di cui conosciamo e cerchiamo di tenere a distanza solo i superstiti in fuga ) non ci sono più giornalisti ( ricordate Lilli Gruber, Giovanna Botteri e Monica Maggioni  in Iraq, quando raccontavano in diretta quello che vedevano della la guerra del Golfo? ). Ora nelle nostre Tv e nel nostro web si incrociano solo propagande spaventose che ogni volta cerchiamo di sperare  che siano inventate. Non è cambiato il giornalismo, come a volte ci diciamo nei convegni. Si è perduto il senso e il  contesto di ciò che accade, a causa ( il Papa ha ragione ) della immensa distribuzione di armi, della grande quantità di  ricchezza destinata da alcuni alla distruzione di altri, e della frantumazione e  moltiplicazione dei centri di potere ( in parte ignoti ) che dispongono di questa malefica autorità. Resta l'affannata ricerca di un punto di speranza.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –11– maggio -2016 pag. 12

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