Il Fatto Quotidiano
UNA DOMANDA SENZA RISPOSTA: SI PUO' SALVARE L'AFRICA?

Caro Furio Colombo,

Europa e Stati Uniti hanno mille problemi e guerre aperte o latenti in Medio Oriente, ma hanno anche speranze, progetti, piani militari e piani economici. Ma l'Africa? E' costellata di conflitti, terrorismi, repressioni violente, corruzione grande come la povertà, una migrazione potenzialmente senza limiti. Ma non risulta che vi siano piani o interventi di alcun genere.

Guido

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Resta un solo legame, sparso  e sporadico, tra mondo bianco e mondo africano: interventi Militari, occasionali e inutili, nel senso che fermano solo in apparenza una minaccia che si riforma subito. Tipico è il rapporto tra Mali e Francia, dove le truppe francesi vanno e vengono, ma, salvo convenienti " venture " economiche,  a beneficio di qualche azienda francese e locale,   niente cambia e tutto si ripete nel giro di pochi mesi.  Una leggenda molto cara a chi si oppone all'immigrazione ( scelta politica assurda, come opporsi alla pioggia )  è quella di sostenere che vi sono aree africane  senza conflitto, e dunque i  migranti che vengono da Paesi pacifici e sereni vanno respinti perché in cerca solo di aiuto  economico. .Gli errori evidenti sono due: nessun Paese africano è estraneo a una guerra o al terrorismo, oppure alla siccità  sempre più diffusa a causa del combattere, e dunque incapace di offrire sopravvivenza. La  persuasione che i " migranti economici" non abbiano i diritti  all’accoglienza dei migranti di guerra ( che pure quasi mai ricevono aiuto ) è una  paurosa svista logica ( purtroppo in mala fede ). Sarebbe come  se, in un ospedale,  si discriminasse, nella procedura del triage, fra  uguali tipi di sofferenza e di rischio di morte, in base alle cause diverse del male.  Esemplare l'articolo che  La Stampa ha pubblicato il 10 maggio (Domenico Quirico ). Descrive  il punto in cui si incontrano quattro Paesi ( Niger, Nigeria, Camerun e Ciad ), teoricamente di diverso livello economico ( la Nigeria produce petrolio ), teoricamente non tutti in guerra, ma tutti colpiti , in fasi e modi diversi, dal terrorismo predone ( soprattutto predoni di  bambini ) e dal disastro di istituzioni crollate o crollanti. I quattro Paesi di quest'area si affacciano sul lago Ciad. Le persone anziane ricordano di avere imparato a scuola,  e visto al cinema.  le meraviglie del grande lago africano. Dopo decenni di guerre, terrorismo e il sopraggiungere fatale di una ennesima siccità, Quirico ce lo  descrive così: "quasi prosciugato, le acque non più profonde   di tre metri, destinato a scomparire in 15 anni”.  Il quadro dunque è questo: guerra e terrorismo hanno reso impossibile  la cura del suolo, e la siccità non è più una brutta stagione, è una irrecuperabile tragedia. Può in queste condizioni non esserci un piano mondiale per salvare l'Africa, che, così malata, continuerà a provocare fuga, di guerra e di fame? Eppure questa è la tragica conclusione. Non l'egoismo, non la generosità, non una lettura minimamente  accurata del futuro hanno indotto i Paesi di una cultura solo apparentemente egemone, a tentare un piano per l'Africa.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –12– maggio -2016 pag. 10

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