Il Fatto Quotidiano
LA GUERRA DI LIBIA NEL DESERTO E IN CLASSE

Caro Furio Colombo,

Non ti sembra eccessiva  la punizione  inflitta agli studenti che hanno voluto negare le argomentazioni di Panebianco a favore della guerra in Libia,  da lui espresse su un grande quotidiano  nazionale ? Dove devono rispondere studenti che sono contro la guerra, se non in classe,  a un professore che dispone di vasto ascolto per il suo interventismo?

Franco

L'idea  dei “grandi” dell’Università di Bologna è stata di spostare tutto il peso sulla forma della protesta ( irruzione in aula  e interruzione della lezione ) invece che sul contraddittorio fra la propaganda di guerra  di un potente docente, e Il netto rifiuto  dei suoi studenti al fervente interventismo del professore- editorialista. L'Università di Bologna ha scelto di evitare ogni discussione sul senso della protesta e di  dare un durissimo voto di  condotta ai ragazzi dissenzienti. I suoi docenti hanno fatto finta di non ricordare o ( i più giovani ) di non sapere),  che nelle università di Berkeley ( (California ) o  Columbia ( New York ) era accaduto ben di più,  e decine di film, libri e canzoni lo hanno ricordato.  Mi rendo conto che, nei giorni in cui viviamo, una più astuta  strategia di domande e di obiezioni in aula  sarebbe stato il giusto modo di fronteggiare un professore che,  a giudicare dalla solenne certezza priva di sfumature e di dubbi con cui redige i suoi editoriali, deve essere poco portato a intrattenere obiezioni di gente tanto meno sapiente di lui.  Ma sarebbe stato certo meglio della chiassata. Resta la domanda: meritava  una dimostrazione disordinata ma su un argomento piuttosto serio e carico di pericoli, la punizione di due mesi di esclusione totale da ogni attività universitaria, esami inclusi? Il Rettore e gli autorevoli colleghi costernati del prof. Panebianco avranno notato che gli studenti anti-guerra così severamente puniti, saranno stati sgarbati, ma  sono anche un po' profetici. Negli stessi giorni,  sugli stessi giornali che danno la notizia della punizione  " esemplare" del piccolo gruppo, ( educarne uno per educarne cento )  appare la notizia, tanto desiderata da Panebianco. Appare  in due modi diversi e altrettanto pesanti. Il primo è per annunciare che ci sono " soldati italiani in Libia con Haftar",  il generale caro a Gheddafi che mantiene  truppe e comando militare e non vuol saperne del cosiddetto governo unitario delle Nazioni Unite ( La Repubblica, 24 maggio ). Il secondo per ospitare due pagine in cui l'ammiraglio Credendino, che da mesi ci viene indicato come il comandante di tutte le forze di mare e di terra del nuovo teatro di  guerra, annuncia: ( La Repubblica, 25 maggio) “Così la flotta europea fermerà il traffico d'armi ( problema che non era comparso mai in alcun elenco di questioni da risolvere nel Mediterraneo, e nel  complicato  nodo Libia-Italia, tanto più che le armi le fabbrica l'Italia, ndr), e combatterà gli scafisti”,  che, come dice la parola  stessa, non viaggiano mai  soli. ( La Repubblica, 25 maggio). Siete pronti, con carta e matita,  ad annotare ogni giorno il numero  dei " dispersi"?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –26– maggio -2016 pag. 12

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