Il Fatto Quotidiano
QUANTI MODI CI SONO DI NARRARE L'IMMIGRAZIONE

Caro Furio Colombo,

La tragedia dei migranti, in Grecia, nei Balcani, in Macedonia, a Calais, a Ventimiglia, al Brennero e soprattutto nel Mediterraneo viene raccontata continuamente e per forza, dato il costo di vite umane. Ma viene raccontata in modo sempre diverso. Un giorno è un cimitero e un altro è una invasione. Il tutto con autorevolezza e scorta di cifre. Non ho mai visto giocare in modo tanto frivolo con una serie di eventi tremendi e frequenti.

Alessia

Provo a elencare alcuni modelli di narrazione. Molti hanno due versioni opposte. Alcune contengono la criminale cultura xenofoba come se fosse parte del pensiero comune.  Una prima narrazione vuole che gli scafisti (che sono stati gravemente   danneggiati dalla marcia a piedi  di un immenso corteo di profughi attraverso i Balcani, spezzati da barriere, muri e fili spinati di tutti i tipi, dimensione e crudeltà) hanno pensato bene di usare veri e propri pescherecci  o barche più grandi o barche con motore che trascinano barche senza motore. Ma, ho sentito spiegare al TG de La 7 alle 13,30 del 31 maggio, " costringono con la violenza i profughi a imbarcarsi e se rifiutano di imbarcarsi li uccidono”. Tutto è crudele nella vicenda  dei profughi che rischiano continuamente la vita per salvarsi ( comprese le dichiarazioni vistosamente false della Lega Nord, secondo cui i rifugiati  e i loro bambini  rischiano  deserto e mare per vivere in Italia in confortevoli  alberghi, a spese degli italiani ) ma  è bene non narrare storie impossibili. Scafisti e barche pericolose  esistono perché la domanda    di fuga, dal  Ciad in rivolta alla  Siria  in guerra, è disperata e continua. Ed esistono perché tutto il mondo detto, per convenzione, civile, rifiuta di aprire corridoi umanitari, un rifiuto che  apparirà barbaro,  a chi studierà questa Europa  fra due generazioni. Gli scafisti mercanteggiano esseri umani perché questi esseri umani ( se prima non vengono stuprati, torturati uccisi, nelle prigioni libiche dell'uno o dell'altro governo,  non hanno più alcuno a cui chiedere aiuto se non ai militari  italiani ( che salvano moltissimi,  ma sono  in  attesa di ordini di guerra) e ai  Medici  senza Frontiere, che non nascondono la loro disperazione e la grandiosità della strage. In Italia, a terra, ministri italiani come Alfano vanno in giro a chiudere Centri di accoglienza ( nel caso di Ventimiglia).  E' proprio a Ventimiglia, dove si è formata una piccola Calais nella speranza e necessità di molti profughi di entrare  in Francia, che, come tutta Europa, salvo Germania e Italia, ha chiuso i confini, hanno  dovuto intervenire  Il vescovo e la curia. A Ventimiglia le chiese sono aperte per accogliere tutti, giorno e notte,  gesto umano e amoroso che poteva avvenire solo al tempo  di Bergoglio. Ma siate certi che, mentre sto scrivendo e mentre voi leggerete, Salvini  è in televisione a dire agli italiani, senza alcun intervento o smentita, che siamo le vittime di una invasione che porterà a una sostituzione di popoli, e alla cacciata degli italiani, a cui  stanno rubando case e lavoro. Parla anche di strage, ma non nelle prigioni libiche, non dei  mille morti in fondo al mare, no, lui invita  a fare un giro nelle città italiane (nomina le più importanti) per constatare  che l'invasione è in corso. Salvo alcuni preti, nessuno risponde. Eppure si tratta di incitazione alla rivolta a all’odio razziale.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –04– giugno -2016 pag. 10

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