Il Fatto Quotidiano
ULTIME NOTIZIE DALLA SIRTE : VINCE UN ESERCITO CHE NON C'E'

Caro Furio Colombo,

Ho sentito ripetutamente narrare, su stampa, tv e rete della offensiva ormai in corso contro L’Isis  in Libia, ormai confermata da vittorie e da roccaforti espugnate. L'esercito di Al Serraj, il pacificatore di Tripoli, sta per entrare a Sirte, capitale dell'Isis in Libia e  città simbolo. Ma è un fatto o un annuncio?

Michele

Diciamo, per non essere disfattisti e non dare l'impressione di avere poca fiducia nel nuovo esercito nazionale libico, che c'è stato un rallentamento o una buona ragione di aspettare il momento giusto che, ci dicono ( come ci hanno già detto), sarà fra poco.  Per qualche ragione la Libia ha sempre esaltato la stampa italiana, nel 1910, nel 1940, nel trionfo romano di Gheddafi  ( con tende piantate a villa Torlonia e l'intera classe dirigente italiana di tutti i tipi a rendere omaggio, più quattrocento ragazze offerte per il sermone islamico e l'invito in Libia ). E succede anche  adesso, mentre si cerca disperatamente di rimettere insieme i pezzi. E' un lavoro lungo , difficile, affidato senza spiegazioni, dalle Nazioni Unite  a una brava persona del tutto priva di carisma e di precedenti esperienze di guerra per bande. La brava persona avrà conquistate Sirte, porto e capitale della provincia, ma vive e governa chiuso nella  base navale di Tripoli, non viaggia per il Paese e non riuscito a persuadere l'unico generale disponibile che ha mantenuto rango, divisa e truppe, a prendere il comando.  l generale Haftar non si fida, resta fedele a Tobruk ( un diverso governo libico ) e non si è mosso. Ma i telegiornali ci hanno parlato di vero governo, vere truppe e vera guerra di riconquista del territorio nazionale. Due  problemi: nessuna armata in nessun video, ma le solite immagini di ribelli in canottiera che si spostano a piedi o in camionetta Toyota ( detto "pick up "dagli agricoltori americani ) col bazooka il cannoncino smontabile, e si aggregano negli ex distributori di benzina, dove c'è ancora una tettoia. C'è anche un carro armato, nelle scarse  inquadrature sempre ripetute. Chi ha esperienza di sequenze video si accorge subito che il carro armato è sempre lo stesso. Oppure è fermo in un'altra città dove alcuni soldati, lontani dal fronte, salutano. Al fronte ( qualunque cosa sia il fronte in Libia ) si veda  gente giovane che rischia,  in piccoli gruppi, in maglietta, attacca o viene attaccata da gente identica, a volte c'è il sonoro degli spari, a volte ci sono corpi abbandonati ai margini  delle strade. Si direbbe che ognuno tiene il suo pezzo di territorio, gli attacchi sono vendette, le difese sono la reazione immediata che blocca il passaggio al " nemico" ( che  forse cambia di volta in volta, a seconda di accordi o rotture fra i capi locali ): E nessuna, ma proprio nessuna traccia di un esercito libico  nazionale   agli ordini del primo ministro Al Serraj, o non si sa di quale generale. Questo non vuol dire che Isis non stia perdendo forza e terreno. Certi gesti di terrorismo folle e insensato, probabilmente  improvvisati, forse offerti spontaneamente da fedeli che adesso non sono più sconosciuti,  potrebbero essere una prova di irreversibile indebolimento. Sarà lento e lungo, ma è iniziato. Resta il fatto che non c'è traccia di esercito nazionale, strumento funzionante, nelle mani di un governo autorevole, speranza e garanzia di una nuova Libia. E non si capisce  perché insistano nel volercelo raccontare, mostrandoci camionette e giovani militanti di bande in canottiera mentre lo speaker esalta le imprese del nuovo esercito.  Finche audio e video non andranno d'accordo, la nuova Libia non avrà cominciato a nascere.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –17– giugno -2016 pag. 18

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