Il Fatto Quotidiano
SI FACCIANO AVANTI I MILLE APPRENDISTI

Caro Furio Colombo,

"L'alternanza scuola-lavoro è uno dei punti qualificanti de "La buona scuola", la legge 107 del 2015." Così inizia un articolo del Corriere della Sera (14 giugno ) che sembra descrivere l'inizio di una nuova epoca. Infatti contiene istruzioni su come stabilire un utile contatto fra imprese e scuole. Ma quali imprese, quali scuole, se i giovani non lavorano?

Marina

L'articolo per la verità è pieno di domande e di osservazioni critiche, non tanto al principio ( senza dimostrazioni nel mondo reale ) che se stai in un capannone o in un ufficio un po' di giorni mentre sei a scuola, è più probabile che tu, dopo il diploma, diventi un frequentatore abituale del mondo del lavoro. Ma  perché c'è un errore. Il lavoro non è un problema come l'alcol, la droga o il giocare coatto con i telefonini. E' l'anello di una catena che tira l'economia e a cui i giovani non riescono ad agganciarsi, anche quando sono stati assidui e bravissimi a scuola. E ' naturale che, per non affrontare la questione del  come si crea un rapporto, a scuola finita, con  il primo lavoro, i giornali seguono i politici che coprono il vuoto di lavoro inducendo a credere che il lavoro, se lo frequenti ( facendo lo stagista mentre  dovresti studiare ) lo ottieni più facilmente.  Il fatto è che  in questi tempi, con questo mercato, con questa organizzazione  sociale, con questa tecnologia, non si conosce alcuna  narrazione di esperimenti fatti e riusciti. La ragione è semplice. Il problema è stato affrontato dal lato sbagliato, e questa legge - come tutte le altre leggi dell'epoca Renzi - è dotata ( come i campeggi e le crociere ) di un'area di svago per intrattenere i beneficiari delle nuove norme. La "buona Scuola" non comincia dal punto uno di ogni sistema educativo ( se l'insegnamento è buono, pieno, aggiornato, aumentano le probabilità di salvare, dopo, dignità e diritti ) ma comincia dal diagnosticare la disoccupazione giovanile  come disaffezione. Si crea perciò un programma " jobless anonymous" ( sto parodiano i famosi centri americani per alcolisti ) in cui i ragazzi, troppo attaccati alla realtà finta dei libri, siano spinti alla realtà vera dell'impresa. Ma i ragazzi conoscono già quella realtà, fin da quando il loro padre, orgoglioso (o la loro madre specializzata nel suo lavoro)  e non ancora cinquantenne, è stato ( o stata ) messo alla porta da imprese sparite, dimagrite o delocalizzate. Li vedono anche i ragazzi, quando vanno a scuola e non sono impegnati a protestare  per "la Buona Scuola" della Giannini, i folti gruppi colorati di ingegneri e periti in corteo, che  reclamano   il loro lavoro in aziende ben funzionanti,  perchè è scomparso il padrone o le macchine o la busta paga, proprio mentre la fabbrica andava bene. Perchè mentire ai ragazzi? Il lavoro o c'è o non c'è. E' c'e' solo per i Tg e le agenzie giornalistiche grazie a piccole bugie ( come considerare nuove  assunzioni i cambiamenti di certi contratti ) e a improvvise  correzioni ottimistiche  dopo annunci dolorosi. Vediamo di separare secondo logica e verità due problemi fondamentali:  primo, i buoni studenti studiano bene a scuola.  Secondo: i buoni governi  lavorano bene per creare lavoro.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –18– giugno -2016 pag. 10

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