Il Fatto Quotidiano
CIBO DI STRADA: ITALIANO O STRANIERO ?

Caro  Furio Colombo,

Sono stata sorpresa dalla discesa in campo di Coldiretti. Vuole l'espandersi della cucina italiana tra gli ambulanti delle nostre città ( giusto),ma chiede anche proibizione di Sushi e kebab dai nostri centri storici. Che senso ha? Non siamo forse in grado di competere?

Maura

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La parola più disturbante, nella dichiarazione di guerra della Coldiretti al cibo di strada straniero è " identitario", attribuito come valore in più al cibo italiano da  difendere. Sbuca anche la parola " nazionale" come se esistesse una nazione e una identità del cibo. Sarebbe come dire "difendiamo la canzone italiana perché è identitaria, e neghiamo i nostri microfoni  al rock americano, che non ci appartiene". Il punto debole e preoccupante di tutta la storia infatti non è il naturale e ragionevole progetto di moltiplicare i punti di assaggio e di esperienza del cibo di strada italiano, che non è in discussione in alcuna parte del mondo. Il punto debole è proibire il cibo degli altri. Il sushi ha ormai un po' in tutti i Paesi un prestigio  universale simile a quello della pizza. Il kebab ha una presa generazionale che non ha niente a che fare con il successo, sempre vivissimo, del cibo italiano in tutte le sue tante e e cercate e amate variazioni regionali e stagionali. In altre parole: molti  italiani italiani ( prevalentemente giovani, si deve presumere) hanno accolto con avventurosa curiosità  cibi da strada non " identitari" ( o " identitari" di altri Paesi ) e, senza alcun sospetto di tradimento della patria ,e  si  sono affezionati ( non so se la Coldiretti ha voluto includere nella sua esclusione forzata anche hamburger e hot dog ). Moltissimi altri ( stragrande maggioranza, quasi tutti gli adulti ) sono restati legati legati non tanto al cibo da strada " identitario" italiano, che non esiste, quanto a quello della loro regione, della loro infanzia e di alcuni prodotti ( melanzane, pomodori , peperoni,  condimenti). mai però, se non in politica, si è sentito un grido di ripulsa e condanna per il cibo degli altri. Tra tanti difetti, ce ne è uno che gli italiani non hanno: la guerra al cibo degli altri e la pretesa ( cito di nuovo Coldiretti) di chiudere i centri storici ai cibi di strada  non italiani affinché i cittadini possano meglio godere del loro cibo. Molte mamme e molte nonne che sono le vere autrici e propagandiste del cibo di strada italiano, si offenderebbero della competizione  proibita per legge, e sorvegliata dalla Pubblica Sicurezza." Lo sanno tutti, direbbero, che noi siamo più bravi, specialmente nella nostra regione. Fate la prova, se non ci credete. " A questa naturale e diffusa manifestazione di orgoglio ( ripeto, regionale, non nazionale ) non si può opporre una circolare del prefetto. Solo alla Lega, che su questo argomento si rode da anni, poteva venire in mente una così umiliante proibizione.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –24– giugno -2016 pag. 16

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