Il Fatto Quotidiano
TONY BLAIR: UN GIORNO DA DEDICARE A MARCO PANNELLA

Caro Furio Colombo,

Non  pensi che l'inchiesta del governo inglese sul modo oscuro e misterioso in cui è improvvisamente cominciata la guerra all'Iraq, sia un documento che restituisce verità a quei  giorni? Il documento ha riconosciuto in modo definitivo non solo l'errore  ma la malafede di Tony Blair.

Alessandra

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Propongo di dichiarare il 6 luglio la giornata di Marco Pannella. Ecco le ragioni. Sono in molti, io credo, a ricordare, che un solo leader politico, italiano, noto e  ascoltato nel mondo, si è opposto strenuamente al tragico errore di George W. Bush di portare guerra e distruzione totale in Iraq. Qualcuno, che in amicizia, non in opposizione all’America, aveva capito in tempo che non il  pacifismo ma logica, buon senso soprattutto , buona diplomazia  potevano evitare una guerra, che sarebbe stata per forza spaventosa. Aveva capito e iniziato una negoziazione  possibile (  i contatti  erano molto avanzati e stavano per andare a buon fine ) per rimuovere Saddam Hussein, lui e la sua famiglia, protetti ma non assolti, per  evitare il crollo a cascata della guerra che arriva fino al terrorismo di questi giorni. Pannella non parlava al vento. Qualcosa poteva accadere, e stava per accadere,  con l'aiuto di molte diplomazie arabe. E' stato allora che Tony Blair, primo ministro laburista inglese, uomo a quel tempo stimato e creduto, ha agito in fretta. Ha  messo rapidamente e brutalmente a tacere i suoi collaboratori dissenzienti, ha pronunciato  il famoso discorso in cui affermava,  mentendo " ci possono distruggere il 45 minuti". E ,insieme a Bush , ha fatto iniziare la guerra subito, per sbarrare la strada a  una seria e solida idea di politica senza sangue. Sono passati anni di grandi onori a Blair, di ostinata negazione di ciò che era davvero accaduto, di dimenticanza degli inganni, di deliberata negazione delle cose dette e provate da chi aveva parlato in tempo. Finalmente,  due giorni fa ( 6 luglio ) la Commissione d'inchiesta  incaricata di investigare  su un dubbio  che ha tormentato buona parte dell'opinione pubblica inglese ( e le famiglie dei caduti ) ha emesso il suo verdetto finale. Non più discorsi ma certezza. La giornata del 6 luglio, infatti,   si apre con le parole pronunciate in Parlamento da Jeremy Corbyn, leader del partito laburista, a cui Tony Blair, mentre era primo ministro, ha inflitto l'umiliazione della menzogna: " Mi scuso - ha detto Corbyn -  a nome del mio partito, per la disastrosa decisione di  entrare in guerra." Fuori dalla Camera dei Comuni i familiari dei soldati inglesi morti in Iraq " per futili motivi" ( come ha scritto uno di loro in rete ) annunciano che porteranno  l'ex primo ministro  in tribunale " per crimini di guerra " . Nel testo della Commissione d'inchiesta che ha lavorato per dieci anni, ed è costata 10 milioni di sterline, si legge: " E' una lezione su come non andare in guerra. La guerra non era necessaria". E anche: " "L'intervento militare non  era l'ultima opzione perchè c'era ancora spazio per azioni diplomatiche." Esattamente. Le azioni diplomatiche troncate dalla guerra in anticipo. Ricordiamolo. Sono citazioni dal " Rapporto Chilcot"  che restituisce ai cittadini inglesi e ai cittadini del mondo la conoscenza dei processi politici e decisionali ( l'altra appassionata ossessione di Pannella ) in luogo del buio che rende possibile l'inganno. La  non conoscenza infatti, spiega  la costellazione di tragici eventi in  cui stiamo vivendo, e vivremo per lungo tempo. Coloro che sono stati vicini a Pannella oggi dedicano  questa giornata non al profeta che vedeva  le cose in anticipo, ma al politico che ha capito e comunicato con ostinata passione ciò che stava davvero accadendo.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –08– luglio -2016 pag. 16

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