Il Fatto Quotidiano
PERCHE' HILLARY CLINTON VUOLE LA PENA DI MORTE

Caro Furio Colombo,

Vivo in America e noto che la pena di morte è diventata una bandiera di partito. I Repubblicani sono a favore, i democratici contro. Ma  Hillary Clinton continua con il vecchio  e infondato argomento  secondo cui " la pena capitale  in  certi casi è necessaria." Se eletta prevarrà il partito o il presidente?

Oliviero

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Si tratta di un trucco elettorale, non insolito, per la abile e adattabile Hillary Clinton. Infatti l'opposizione alla pena di morte, fino a poco tempo fa approvata a maggioranza lungo tutto lo spettro politico, gradatamente, nell'ultimo decennio, ha cominciato a far parte della difesa, sempre meno formale e sempre più appassionata e condivisa, dei diritti umani e civili. Per chi ha vissuto a lungo in America ( è il mio caso) impossibile non ricordare la rigorosa ed estesa fede nella pena di morte come  indispensabile deterrente  degli anni Sessanta e Settanta, che gradatamente è stata  corrosa, intaccata e a un certo punto spezzata da due grandi fatti internazionali. Uno si deve  all'iniziativa di un piccolo ma ostinato partito italiano, i Radicali di Marco Pannella, che hanno lanciato alle Nazioni Unite, con un successo inaspettato  e crescente, la campagna per la moratoria  della pena di morte nel mondo. Da essa, oltre a un numero sempre più alto di Paesi che hanno messo in moratoria le loro esecuzioni o hanno accettato di abolire quella pena,  è iniziato il distacco di alcuni Stati americani dalle esecuzioni, un contagio benevolo, spesso silenzioso e non riconosciuto, che continua a estendersi. L'altro è il terrorismo, specialmente nella versione "personalizzata " degli ultimi decenni, che dimostra la totale inefficacia della minaccia di morte al colpevole e un cambiamento profondo della scena del male, che spossessa il giustiziere di uno strumento di punizione perverso come il delitto. Una volta divenuto parte della difesa dei diritti umani, il rifiuto della pena di morte è diventato non solo un impegno morale, ma un progetto politico. Coloro che hanno scritto il  programma del partito democratico per le elezioni presidenziali del 2016 ( tutti, non solo i reduci delle appassionate primarie di Bernie Sanders ) hanno cancellato con chiarezza la pena di morte negli Stati Uniti. La Clinton risponde con un gesto non di governo ma di campagna elettorale . Con un abile giro di parole fa sapere che intende mantenere la pena di morte, in modo da bloccare la destra normale e quella di Trump. Forse la precauzione, certo non esemplare, era necessaria. Certo tutti sanno che sono Camera e Senato i padroni della legge, non il Presidente. E adesso, per restare in pieno nel clima morale del suo partito, alla Clinton spetta non solo di vincere la presidenza,  ma di ottenere la maggioranza al Congresso. In quel momento si realizzerà il sogno americano di Pannella: via la pena di morte dal Paese più democratico del mondo.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –09– luglio -2016 pag. 10

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