Il Fatto Quotidiano
PENSIONI E STIPENDI,SOLIDARIETA' DI CHI A CHI ?

Caro Furio Colombo,

La Corte Costituzionale trova giusto che i pensionati ricchi siano solidali con i pensionati poveri, rinunciando a un tanto, loro  che possono. Restano due domande: quali sono i criteri di ridistribuzione di ciò che viene tolto?  E perchè questo solidale criterio resta limitato ai pensionati? e tutti gli altri guadagni e redditi? Non si potrebbe formare un "monte di solidarietà" che non trascura i  più poveri? E sarebbe costituzionale?

Silvana

E' un fatto che la sentenza della Corte costituzionale lascia aperte una quantità di questioni. A parte le pensioni d'oro nel senso ormai accertato   della parola, e dovute a  regole Interne  di  corpi privilegiati , che sono stati finora autoregolati ( dentro o fuori da una legge? ), tutte le altre pensioni " alte" ( almeno dal punto di vista  di chi riceve pensioni più basse ) sono dovute a versamenti di  contributi previdenziali  effettuati regolarmente ( si deve pensare ) per decine di anni. Tutto ciò è avvenuto secondo regole obbligatoriamente eseguite e senza possibilità di variazioni o di  opzioni soggettive. Si deve presumere che a mano a mano che l'ammontare delle pensioni diminuisce, ciò si debba a versamenti, sempre obbligatori e per legge,e senza alcun intervento soggettivo o alcun danno, inteso come  il contrario o la negazione di un privilegio,  però - evidentemente - versamenti molto più piccoli in base a lavori poco pagati.  Viene ripetuto, con giusta indignazione, che moltissimi pensionati italiani vivono con pensioni intorno ai mille euro o inferiori. Si cita lo scandalo dei 450-500 euro. Ma dove si è formata, come, da chi, una simile ingiustizia, visto che tutti i versamenti sono inevitabili e obbligatori per tutti i tipi di retribuzione nel lavoro subordinato e tutte le tabelle sono pubbliche?. Ora è del tutto ragionevole moralmente  il punto di vista della Corte Costituzionale ( chi può, tra i pensionati più agiati,  contribuisca ). Però, se è vero che nella stragrande  maggioranza dei casi le pensioni  corrispondono  al lavoro svolto e ai relativi e non volontari versamenti, perchè il mondo del lavoro  attivo( prima, molto prima di entrare nel mondo delle pensioni)  dovrebbe essere esente dallo stesso criterio di solidarietà,  in modo che i meglio pagati versino  quote ai meno pagati? E' una variazione grandissima nel mondo dei comportamenti obbligatori. Come vedete c'è un paradosso in quello che ho scritto finora. Il paradosso è questo: lo Stato impone  una  tassazione graduale proprio per rendere più grande la partecipazione doverosa di chi può, e meno impossibile quella di chi guadagna troppo poco.  Come si accorda la solidarietà obbligatoria imposta a una parte dei pensionati con la tassazione obbligatoria di tutti ( di cui anche i "solidali" sono contribuenti )?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –21– luglio -2016 pag. 10

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