Il Fatto Quotidiano
QUALCUNO HA FIDUCIA NELLE BANCHE?

Caro Furio Colombo,

Noto che la sfiducia nelle banche non solo è diffusa ma è un luogo comune, come quando si parla di sicurezza delle case. Ma per le case tutti si provvedono di porte blindate. Per le banche?

Fede

Le prime a far finta di niente sono le banche. Affrontano e lasciano correre discorsi denigratori e di "retroscena" e al massimo rilasciano dichiarazioni mitemente desolate come quelle degli altri cittadini: " Dio mio, ma a questo siamo arrivati?" E passano a parlare di nuove fusioni, rotazioni di dirigenti  pagatissimi e sconosciuti con altri dirigenti  pagatissimi e sconosciuti, e tutto finisce li. C'è stato anche un sospetto omicidio in un delle banche italiane più note nel mondo, qualcuno che potrebbe essere stato ucciso per quel che sapeva, ma se ne parla meno che del sospetto omicidio di un amante imprudente. Gli economisti passano subito a esaminare rischi, pericoli e promesse ( arrivando  coraggiosamente a parlare di false promesse ) di certi fondi, elaborando diverse teorie sulla "causa di tutto", per poi lasciar cadere  l'argomento, se è troppo audace o troppo in contrasto con una importante consulenza. Ci sono  decine di nomine all'anno - tutte in grado di cambiare una vita - ogni anno. Perchè proprio io, con un frammento di rivelazione o di verità, dovrei attrarre l'attenzione sbagliata quando lo spazio libero e consigiabile oscilla fra rassicurazione e silenzio? Qualche notizia interessante si ricava quando qualcuno competente tenta di darti notizie del mondo. Dicono che anche le altre banche vanno male, sia d'affari, o " merchant bank" sia “al dettaglio”. Sappiamo tutti che la Chase Manhattan di David Rockefeller era un luogo di estrema fiducia e che un giudizio di Lazar Freres, la banca  d'affari guidata da Felix Rohatyn ( l'uomo che ha salvato New York dal fallimento ) valeva la decisione di un giudice. Ma oggi non ci sono più nè David Rockefeller, nè Felix Rohatyn. Direte che mancano i banchieri, come mancano coloro che sono capaci di trasformare un nodo di contraddizioni e di imbrogli in teoria economica e coloro che  capiscono abbastanza per fare in modo   che una interpretazione economica diventi visione politica. E allora, per non restare prigioniero di un eterno lamento, resta un dovere di indagine: dove sono i posti di blocco che impediscono ai bravi  e agli onesti di governare l'economia?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –23– luglio -2016 pag. 12

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