Il Fatto Quotidiano
COME E PERCHE' APPROPRIARSI DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Caro Furio Colombo,

Non sono torinese, ma sono quasi vent'anni che vado a Torino per il Salone del Libro e mi è sempre sembrato un evento  bene organizzato  ben riuscito, e con un folla grandissima, soprattutto tanti giovani. . Trovo l'iniziativa milanese difficile da spiegare in un mondo di imprenditori e di intellettuali, che invece agiscono da provinciali e reclamano la secchia rapita.  Per essere cauto dirò che tutto ciò mi sembra parecchio inferiore al vanto di Milano di essere città di cose nuove  che gli altri non fanno. Qui non solo copia, ruba.

Giovanni

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Io invece sono torinese e trovo la vicenda " appropriazione indebita del Salone del Libro", che è evento torinese in ogni sua parte , momento e storia, una decisione offensiva e umiliante. Ma umiliante per Milano, che dopo aver trascorso due anni a vantarsi ( prima e dopo )  della non grandiosa riuscita dell'Expo,  si fa avanti come  se fosse in grado di vantare il  diritto di essere il solo luogo che conta. E dunque una cosa come il Salone del Libro, che  conta, deve inevitabilmente avvenire a Milano. Coloro che, con  una maggioranza non si sa quanto legale, hanno votato per lo sradicamento del Salone da Torino, sembrano aver considerato due fatti.  Il primo è che il Salone va ancora bene,dopo tanti anni, tanti autori, tanti editori e tanta folla.  E ciò nonostante ventate  di turbolenza manageriale, superati o in via di superamento,  La seconda ragione di questa speriamo evitabile  trovata,è la mancanza di idee. "Il modello Milano" non sembra sapere che cosa fare neppure di ciò che resta dell'Expo ( si direbbe che resta solo il terreno ) e vuole appropriarsi di venti anni di lavoro di altri. Tutti coloro che nei decenni hanno celebrato " la gran Milan" e " la bella Madunina"  hanno esaltato  invano una classe dirigente (quella di oggi ) che, pensa e ripensa, adesso ha, come unico  progetto,  di portar via qualcosa che va bene altrove e che altri hanno pensato, fatto e continuato a fare con successo..  Detto questo, occorre dare ai milanesi che hanno votato la  appropriazione indebita del salone  del Libro  di Torino ( uso parole giuridiche in senso non giuridico per dire un giudizio vivacemente negativo ) occorre dare ai milanesi una attenuante che evidentemente ha contato molto. Se da Torino potete portarvi via la Fiat, strappando più di un secolo di Storia e un immenso indotto sia di lavoro sia  di cultura, perchè non portare via anche il Salone del Libro? Per i milanesi è una buona scusa, anche se un po' sciacallesca. Per i torinesi dovrebbe essere una ragione estrema per dire no ad ogni costo.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –30– luglio -2016 pag. 14

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