Il Fatto Quotidiano
FIAT, ADDIO PER SEMPRE A TORINO,ALL'ITALIA E ALLE PROMESSE.

Caro Furio Colombo, 

Dopo. le fabbriche, i centri di progettazione, i punti decisionali, i i rapporti con le università,  il talento italiano della Fiat,  adesso se ne va da Torino e dall'Italia la Exor,  la società a  cui fanno capo tutti i fili di ciò che fu il pianeta di Agnelli che,  da Torino, operava  nel mondo  moltiplicando valore e prestigio del nostro Paese. Se ne va  e spegne la luce.  Adesso fra Fiat  ( che ha persino cambiato nome ) e Italia non esiste più altro legame che alcune succursali, come per la Toyota  o la Skoda. Fine di un'epoca o immenso danno inferto al nostro Paese?

Alessandro

Questo giornale è stato il primo e l'unico a dire, in un Paese incosciente e festante, e con un governo del tutto estraneo alla questione, che il preteso acquisto della Chrysler da parte della Fiat era in realtà il trasloco della Fiat  in America, che diventava Chrysler.  In solitudine totale avevamo intitolato " E' la Chrysler che compra la Fiat", per far capire il brutale strappo di radici da Torino che l'Avvocato Agnelli aveva impedito per tutta la vita. Aveva rifiutato, ( insieme a Romiti e a Gabetti, suoi ministri dell'industria e della finanza italiana in quel  tempo ) accorpamenti  delle dimensioni e del prestigio della General Motors, pur di non mettere in pericolo il rapporto fra Fiat e Italia. Secondo Agnelli, non si poteva recare un simile danno ne' al Paese ne' alla Fiat. Ora la partenza di Exor la finanziaria mondiale  creata da Agnelli e Gabetti, e deliberatamente  dislocata a Torino, completa il ciclo della più grande secessione che il Paese  abbia sofferto dai  tempi della sua unità: va via da Torino e dall'Italia, non solo fisicamente.  Va via anche il simbolo di ciò che è stata un'intera, prestigiosa epoca di  impresa e imprenditorialità in Italia. Le compagnie americane  di rating  non aggiungeranno  più alcuna A e alcun segno +  alla classifica finanziaria dell'Italia. Il Paese  è ormai  sguarnito di grandi fabbriche, dopo la scomparsa  della Pirelli, della Olivetti e, adesso, con Marchionne,  di una delle dieci imprese più note e rispettate nel mondo. Resta il fervore  della piccole industrie, ma qualcosa  è stato tolto per sempre alla nostra immagine e alla nostra economia. D'ora in poi tutto  riguarda la ricchezza e il successo personale di alcuni e non ha più rapporto con questa Repubblica. Se ne va sia il contributo  dato  dalla Fiat (identificava il  Paese ) che il contributo avuto ( che il Paese perde per sempre ). Resta il problema del quieto silenzio di Parlamento e di Governo. Vi risulta che esista un altro Paese che, senza muovere un dito, abbia  visto andar via  la sua industria più grande e più celebre,  e subito ( il primo ministro) sia andato a celebrare, con i fortunati proprietari, la nuova sistemazione  all'estero e la decisione definitiva di sottrarsi per sempre alle tasse italiane?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –28– luglio -2016 pag. 12

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