Il Fatto Quotidiano
QUALCUNO RICORDA L'ASSASSINIO DEL VESCOVO ROMERO?

Caro Colombo,

A parte il buon senso del Papa,  stiamo ascoltando le più violente e indignate esortazioni a combattere ( e se possibile a ucciderli tutti ) contro i barbari islamici che sono arrivati al punto di uccidere un prete in chiesa. Per una settimana abbiamo  descritto quel delitto come se un simile gesto crudele e tragico non fosse mai avvenuto  prima e fosse tipicamente dei folli seguaci di Allah. Possibile che la memoria sia andata perduta per così tanta gente, anche colta, riflessiva e autorevole?

Roberto

Il lettore fa riferimento a un evento che non può essere stato dimenticato,  ma che certamente non faceva comodo ricordare in questi giorni: l'assassinio di Mons. Romero, Vescovo del Salvador e leader disarmato di coloro che resistevano a una dittatura brutale. Romero è stato ucciso in chiesa,  davanti ai suoi fedeli,  da uno “squadrone della morte” ((tutti fascisti, tutti battezzati) mentre, nel corso della messa, stava per iniziare la sua omelia, che era sempre in difesa dei poveri e contro un governo di persecutori e assassini. Romero era la chiesa che non cede all'ingiustizia ( ma era solo e unico prelato a denunciare i delitti in Salvador e in tutta quell'area di America latina ) e sa che arriverà l'assassino. Poiché l'assassino ( un gruppo di sicari del governo ) era cattolico, e probabilmente parte di altre folle e di altri riti cattolici, l'uccisione di Romero, così straordinariamente esemplare, non è stata ricordata da alcun  difensore del buon Dio cristiano contro il cattivo Dio islamico, in decine e decine di articoli trasmissioni e appassionate tavole rotonde.  E nessuno mai ha voluto ricordare, in questi giorni,  che i cristiani, quanto a uccidere in chiesa e davanti alla chiesa, se la sono sempre cavata  benissimo tra loro. Qualcuno ha  ricordato  che le stragi naziste, avvenute il più delle volte davanti alle chiese di piccoli centri come Marzabotto, hanno sempre incluso i parroci o ucciso direttamente in chiesa, se le vittime cercavano rifugio confidando nel luogo sacro? Questi, e tanti altri eventi non più lontani del secolo scorso, non rendono meno orrendo il delitto della chiesetta francese. Ma prendere quel delitto come simbolo incontrovertibile della guerra di religioni, vuol dire far finta di non sapere che cosa è tragicamente accaduto nelle nostre chiese e nei nostri villaggi per mano di cristiani altrettanto assassini. Falsificare il passato e fingere un doloroso stupore per un simile delitto vuol dire insegnare in malafede o alla cieca, persino da cattedre illustri e da grandi giornali.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –04– agosto -2016 pag. 10

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