Il Fatto Quotidiano
IL SESSISMO COME SCUSA PER PARLARE D'ALTRO

Caro Colombo,

Non ho una mia opinione sulla vignetta Mannelli- Boschi pubblicata dal  "Fatto". E' un evento  troppo piccolo  per i tempi e gli eventi in cui viviamo. Però noto che, a confronto, Salvini, con la sua bambola gonfiabile ( che è un insulto triplo e di immensa volgarità ) se la è cavata con un paio di sgridate, come se fosse stato sbadato alla mensa aziendale. Soltanto questo giornale ( lei, su questa pagina ) ha difeso la presidente della Camera dicendo a Salvini ciò che gli spettava senza la cauta esitazione dei suoi colleghi.  Gli stessi  che adesso sono turbati da un  modestissimo scherzo

Alberto

Si è chiamato in causa, con strana e voluta improprietà, il " politicamente scorretto", per costruire una. strana antologia di eventi che, guarda un pò, vengono tutti in mente quando una vignetta si occupa della bellezza della ministra Boschi, che su questa bellezza (indiscutibile ) ma certo non sulla sua vocazione per le riforme  costituzionali, ha fondato ( e il governo ha fondato ) attenzione e prestigio. Ho sempre prestato  attenzione agli insulti in Parlamento, quando sono stato deputato e senatore, perchè mi colpiva il fatto che si potesse insultare così tanto e così impunemente ( nel senso del mancato  richiamo istituzionale ). Mi sono accorto subito del particolare tipo di volgarità della Lega. E' sempre stato estremo e mai spiritoso, quindi del tutto privo di quella marginale  giustificazione del battutista che non riesce a controllare la trovata  eccessiva ma da ridere. La volgarità della Lega e' sempre stata da litigata automobilistica che butta male se c'è uno strumento contundente a portata di mano. Ho sempre annotato con. scrupolo, notando sempre che frasi di enorme volgarità non comparivano mai, il giorno dopo, nei resoconti parlamentari dei nostri giornali ( redatti in qualche caso dalle  stesse persone turbate, adesso, dalla vignetta  Mannelli-Boschi). Quando ho pubblicato un libretto di documentazione sugli eventi in aula (Laterza Editore) solo Umberto Eco, in una sua "Bustina di Minerva" ( L'Espresso )  ha citato  una parte degli insulti leghisti,  che comparivano al completo nel volumetto.  Tranne le due fonti, la vasta collezione di insulti ( molto simili, a causa della totale mancanza di immaginazione,  e molto pesanti a causa della naturale volgarità ) non ha trovato  ospitalità in nessun giornale e non ha mai creato un caso di politicamente corretto, una  opzione   che non si poneva perchè Bossi, a quel tempo era importante,  e Maroni  era ministro dell'Interno. Ma la questione   resta aperta anche adesso, mentre di discute il gravissimo caso di Mannelli, perchè il "politicamente  corretto", nato e praticato nelle università americane, non ha niente a che fare con vignette e satira, ma con discorsi veri e seri in cui è bene non usare parole o espressioni improprie per  definire persone e gruppi che considerano offensive quelle definizioni o che comunque hanno fatto sapere - anche solo per ragioni soggettive interne al gruppo - di  non gradirle. Come dimostra Donald Trump, il "politicamente corretto"  ha i suoi nemici anche nel Paese in cui è nato. Ma la linea di resistenza spetta alla stampa che annota  subito la gaffe  eventuale dell'avversaria di Trump, quando avviene. E' una linea di resistenza assai più debole in Italia, dove il problema è più semplice. Ma quale uomo e donna e sessismo! Chi  è il più potente fa un Mannelli e una Boschi? Ecco, giusto, questo è "il politicamente corretto " nostrano.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –13– agosto -2016 pag. 12

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