Il Fatto Quotidiano
CASO REGENI, TANTO L'EGITTO DICE: "L'ITALIA E' CON NOI "

Caro Furio Colombo,

Il  presidente egiziano, per conto suo, fa la pace con l'Italia e appare (lui) rasserenato sulla vicenda Reggeni , come se fosse stata risolta. Sbaglio o non ho visto risposte italiane alla presa in giro?

Bernardo

L'affermazione del presidente egiziano sarebbe oltraggiosa, e suonerebbe davvero come una presa in giro di pessimo gusto, se l'Italia avesse preso  davvero una posizione dignitosamente dura su una questione che non può  essere abbandonata. Ma è stata abbandonata. L'autorità politica italiana ha usato il linguaggio di un Paese che non accetta  una simile morte  di un suo cittadino, senza avere in cambio almeno la ricerca della  verità. Ma lo fa solo per la durata della parte pubblica del lutto, ovvero mentre ci sono cerimonie, discorsi, il richiamo dell'ambasciatore e qualche  indignato editoriale nei giornali che circolano nel mondo. Poi c'è una fase in cui sembra  che sarà attiva e implacabile l'autorità giudiziaria italiana, a tutela almeno del nome e della memoria di questo cittadino italiano. Ma è una luce debole, che si spegne presto. La Procura italiana ha  ricevuto un trattamento sgarbato dalla corrispettiva autorità egiziana, per quanto se ne sa. Ma il Paese o chi lo governa non  si è offeso. E si arriva, dopo un silenzio neppure lunghissimo, a tre eventi che cancellano tutto.  Il primo è la nomina di un nuovo ambasciatore, che annulla  il richiamo dell'ambasciatore precedente. Quel richiamo non era avvenuto  per punire l'ambasciatore per la fine di Reggeni ,e mandarne un'altro che saprà impedire in futuro eventi del genere.Era avvenuto per esprimere offesa. Ma arriva il nuovo ambasciatore, che significa: tutto come prima. Ragionevolmente Al Sisi interpreta: "gli italiani ci sono vicini." Come dire che sono  brava gente che non tiene il broncio. Ora è vero che vi sono complesse questioni e vasti interessi commerciali con l'Egitto. Ma è anche vero che questi  interessi sono reciproci, e dunque possono restare in vita senza sorriso e con un incaricato d'affari, che si occupa di pratiche, invece di un ambasciatore che andrà alle feste. Al momento la situazione è la seguente: nessuno indaga ne' qui ne' in Egitto, la violentissima morte di Reggeni resta un mistero privato, dimostrando che un italiano, anche se dottorando a Oxford, è sprecabile senza altre conseguenze che alcune dichiarazioni e alcuni articoli. E che il Paese ha molta cura degli affari e poco ( diciamo niente, nel caso ) dei cittadini. I partiti politici  sono al livello del governo e nessuno, da una parte o dall'altra, ha preso una iniziativa. Sarà colpa del sistema bicamerale ma nessuna delle due Commissioni Esteri, di Camera e Senato, ha sprecato una dichiarazione  o mosso un dito o convocato il  ministro  degli Esteri. Il ministro  detesta le liti, e non gli è sembrato il caso di alzare la voce,per buona educazione. Restano i genitori del giovane studioso assassinato,  da soli, a domandarsi in che Paese vivono. Di là gli assassini negano. Di qua l'Italia risponde  che va bene così.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –26– agosto -2016 pag. 16

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