Il Fatto Quotidiano
AMATRICE E IL SUO TERRITORIO, QUALCUNO RESTITUISCA LA BELLEZZA

Caro Furio Colombo,

Ho insegnato nella scuola di Amatrice nel lontano 1998/99. Da settembre a giugno di quell'anno ho percorso la salaria da Rieti, dove vivevo, fin lassù. E ci sono tornato poi decine di volte. 65 km che d'inverno potevi metterci due ore ad arrivare, perché non sapevi mai, dopo le gallerie di Sigillo, 30 km prima di Amatrice, che tempo trovavi di là. Spesso neve e gelo. Qualche volta ci fermavamo ad Antrodoco con i colleghi a telefonare alla scuola, sotto il nevischio. Com'è lì? Professò, torna a casa che qui non si sale. Ho fatto lezione senza riscaldamento, con il giaccone e la sciarpa. E i miei 25 ragazzini, che ora sono giovani uomini e giovani donne, tutti in classe. Non una protesta. In aula c'erano 5 gradi, fuori 10 sotto zero. Spero che quegli uomini e quelle donne siano ancora vivi. Caro Colombo, io sono cresciuto a Rieti e ad Amatrice ho lavorato, mangiato, dormito e passeggiato su quel corso mille volte. La sento casa mia. Le scrivo perché dalle immagini di disperazione e distruzione che ci inondano da tre giorni non viene mai fuori quello che è veramente Amatrice, e Accumoli e tutta quella parte dell'alta valle del Tronto. Quell'angolo scomodo e lontano da tutto, è semplicemente la bellezza. La bellezza delle montagne, altissime e incontaminate, che avvolgono la conca su cui Amatrice domina, dall'alto dei suoi quasi mille metri. Lì sotto in un lago meraviglioso si riflette tutta la catena della Laga, tra i boschi. E boschi di faggio e quercia avvolgono i paesi e salgono su, fin quasi ai 2000 metri, senza interruzione, Poi lasciano il posto alla prateria alpina. La Laga è ricca di acqua, in primavera e in estate si vedono, anche dalla Salaria e da Amatrice, le strie argentate delle tante cascate che precipitano giù dalle vette, quasi in verticale. Oltre spunta il Corno Grande del Gran Sasso, già in Abruzzo, di qua la mole del Vettore, già nelle Marche. Se da Accumoli sali su verso i Pantani e ti affacci verso nord sei in Umbria e non te ne accorgi nemmeno. Il Piano Grande di Castelluccio è lì sotto, colossale e silenzioso. Cento minuscole frazioni interrompono il bosco, una più bella dell'altra, gialle di arenaria, ognuna con una piazza, una fontana, un palazzotto nobiliare con tanto di stemma, una chiesa spesso meravigliosa, affrescata da pittori del quattrocento. Filetta, Icona Passatora, Cornillo Nuovo, Varoni, Prato, San Martino. Alcune frazioni sono a 1200 metri, e ti chiedi dove sei finito, quando, per sbaglio, ci arrivi. E chissà ora cosa è rimasto. E prati, cavalli, vacche, meleti, cerri secolari, torrenti, laghetti.. Il verde, anche in piena estate, fa male agli occhi. Quando il lago di Scandarello si libera dal gelo, in marzo, emette un suono che sembra il canto delle balene. E' il ghiaccio che vibra e si spacca. Caro Colombo, se c'è un posto in Italia centrale che è assoluta bellezza, quel posto è Amatrice e il suo territorio. Vorrei che le telecamere, i droni, gli occhi di chi guarda lo sfacelo in televisione, salissero verso le montagne, allargassero invece lo sguardo verso il cielo, le cime aguzze dei monti, le acque, l'oro delle pietre al tramonto. Vorrei che a tutti fosse chiaro quanto quei posti siano - semplicemente - bellissimi. Quando tutto sarà finito, perché prima o poi tutto questo dovrà avere una fine, la bellezza prenderà di nuovo il sopravvento sulle miserie umane.

Marco Di Domenico

Grazie.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –30– agosto -2016 pag. 10

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