Il Fatto Quotidiano
MEDIA, PUBBLICITA' E TERREMOTO: QUELLE IMMAGINI CHE STONANO

Caro Furio Colombo,

Ho  seguito con la tristezza e la solidarietà di tutti le narrazioni tv e stampa sul terremoto ( conosco bene la zona ) e sono stupito che nessuno abbia fatto caso, sia in tv che sulla carta stampata, al rapporto fra  le immagini di distruzione e di morte e gli spot di pubblicità festosa  che sempre precedevano e seguivano in nome di un prodotto. Non si dovrebbe studiare un accostamento meno sconnesso, contraddittorio, stonato?

Ferdinando

Concordo e aggiungerò le mie osservazioni. Ho notato, a tutta pagina, ( parlo di grandi giornali) un paio di scarponi slabbrati, stile L.L.Bean ( scarponi americani  finto povero e molto eleganti ) di fronte a una serie di immagini di masserizie  travolte dal crollo. Ho visto la contrapposizioni fra nomi e volti di persone giovani " che non ce l'hanno fatta " (intera pagina a sinistra ) con volti giovani e corpi  giovani che balzano in avanti ( pagina intera a fronte)  in un bella scena pubblicitaria firmata Kontatto. La pagina dedicata aI " cani eroi " ( che hanno salvato o tentato di salvare le persone) figura a fronte di una elegante  Luisa Spagnoli, un cumulo di macerie si contrappone alla  bellissima Penelope Cruz vestita da uno straordinario stilista, un antologia di storie di terremoti a un desiderabile giaccone Moncler. Ho notato la  storia di "Quattro generazioni cancellate" ( travolti tutti, dai nonni ai nipotini ), osservata, nella pagina  accanto, dallo stile impeccabile di  Laura Biagiotti. L'articolo " La terra che sprofonda " era illustrato dal nuovo  armadio " The Spirit Project", e " Dieci anni per avere i rimborsi" ( dopo un terremoto ) da un bellissimo cappotto Twin Set.  In televisione la discontinuità è segnata, oltre che dall'improvviso cambio di colori e livelli di voci, dalla musica ( spesso allegra sigla del prodotto), e dalle grida festose dei  bambini. frequentemente partecipi della fiaba pubblicitaria. E' facile rendersi conto che i giornali e le televisioni non possono permettersi  di sospendere la pubblicità. Ci ha provato una sola volta Rai Uno, ed è stata subito redarguita dal giornale " Libero" per la perdita autoinflitta. Anche i non competenti si rendono conto che, sia nei giornali che in tv, gli spazi ( o i tempi ) sono comprati in anticipo  per apparire esattamente  nel modo,luogo e tempo  concordato, con costi prefigurati nell'accordo. Però il problema esiste, e riguarda non solo la sensibilità del pubblico, che non vuole fare salti fra uno stato d'animo e l'altro (ognuno lo farà dopo, per conto suo, gradualmente ). Riguarda  la continuità della comunicazione giornalistica. So benissimo, dopo aver girato un bel po' il mondo, di non poter citare alcun  esempio del come fare meglio, visto che tutto ciò che ho raccontato avviene dovunque, guerre incluse,  in base a precisi contratti, precisi diritti e ragioni essenziali agli uni ( i media) e agli altri ( i pubblicitari che sostengono i media ). Eppure non posso fare a meno di dare ragione al lettore che ci ha scritto.

FURIO COLOMBO

 

LETTERA - IL FATTO –31– agosto -2016 pag. 12

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