Il Fatto Quotidiano
OLIMPIADI A ROMA, SOGNO O INCUBO?

Caro Furio Colombo,

Non capisco perché un Paese pericolante debba desiderare che qualcuno gli butti addosso il peso spaventoso delle Olimpiadi.

Giovanni

Quel che non si capisce  è il pensiero antico di molti manager delle migliori  scuole  e delle migliori carriere che sembrano  ancora persuasi che i giochi olimpici portino,nella città in cui si svolgono, ricchezza, gioia di vivere, un forte senso del presente, e la certezza della svolta praticamente improvvisa, da un momento difficile  a un ricco domani. Capisco la necessità di tener  viva la tradizione dei Giochi e la grande importanza civile del continuo progredire delle prestazioni umane. Non capisco il fatto che non si sia ancora compresa la profonda trasformazione ( siamo in cammino verso la povertà ) che richiede di abbandonare il  mega-circo, le spese pazze, le costruzioni folli, inutili,poi  abbandonate, le esibizioni da cinema impazzito ( fra Paesi, non fra atleti ) che oscurano l'aspetto  nobile e civile dello sport. Non vedo formarsi comitati per le Olimpiadi sostenibili, che siano low cost e fondate esclusivamente su ciò che accade nelle singole gare, sulla nascita e la fine dei singoli atleti e delle squadre, e sulla rimozione della barriera nazionalistica che fa credere alle folle di ciascun Paese ( tramite manomesse notizie) che le sole vittorie sono toccano, sempre, tutte, " a  noi" e " ai  nostri", salvo scoprire  dopo, finita la festa, di avere ottenuto risultati trascurabili. In questa riflessione voglio ignorare la corruzione, nel senso di immaginare  lo sport  come guidato da regole pulite e rigorose , e di augurarmi che Cantone e Roberti  arrivino prima. Mancherebbe però,comunque, una cultura di Olimpiadi   semplici,in cui il protagonista è chi compete e non chi paga,spende, costruisce e incassa,  lasciando poi nell'abbandono quattro quinti delle " cose nuove," come se si fosse trattato di un grande scherzo. Di solito, come ogni altro peso urbano, le Olimpiadi sono  a carico  dei meno agiati( dunque coloro che pagano rigorosamente le tasse) e a cui restano macerie. Coloro che ci guadagnano perché dispongono dei meccanismi adatti, vanno a godersi altrove gli incassi. Così come sono adesso, le Olimpiadi portano disordine, caos, tensione, folla inutile, costruzioni da incubo, di cui ci teniamo i rottami, e un notevole  deterioramento della vita nella città di prima. Il dopo olimpiadi, come l'Expo, è il che fare dei resti e come sgombrare tutto e subito. Poiché  le cose stanno così, e lo sono almeno da  due  decenni, meglio dire no. E progettare un nuovo modo di fare e celebrare lo sport.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –08– settembre -2016 pag. 10

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