Il Fatto Quotidiano
L'EUROPA PROTEGGE IL MERCATO DELLE ARMI

Caro Furio Colombo,

Sono rimasto sorpreso. La  Commissione  Europea, nella sua Azione  preparatoria  (Preparatory Action on Defence  research ) ha incluso  nelle linee di finanziamento  le industrie produttrici di armi,. La proposta è stanziare 3.5  miliardi di euro  nel periodi 2021-2027. Credo che sia una follia. L'Europa  ha come compito principale l'accoglienza dei rifugiati. E invece va, con le armi ad alimentare la guerre che fanno fuggire milioni di persone.

Fabrizio

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Temo che si tratti del molto citato e molto lodato progetto Mogherini ( che da Alto Commissario per le Relazioni internazionali,  si occupa anche della Difesa ) e che sta lavorando a un progetto di collegamento fra le difese dei singoli Stati e una coordinata difesa europea. Una  difesa comune sarebbe più seria e prudente dei colpi di testa (dai bombardamenti francesi  sulla Libia di Gheddafi alla spedizione italiana di questi giorni nella Libia petrolifera ) a cui stiamo continuamente assistendo. Ma subito  le industrie di armi vedono dove si. può tenere alta la testa della propria produzione, e si presentano a esigere la quota loro spettante, in nome di una patria. Le industrie  della difesa non sono meno patriottiche di Salvini, che ha a cuore, passati  bollori della secessione, solo i sacri confini dell'Italia, Paese che ( adesso) ama. Ma se nasce un embrione  di difesa comune, può il Belgio non fare la sua parte ? E la Finlandia, e la Spagna? E la Germania?. Naturalmente ognuno dona  ciò di cui dispone ( che cannoni, chi carri armati, chi caccia-bombardieri)  al bene comune  dei nuovi confini da difendere insieme. Ma è naturale  che le cose vanno fatte in grande e lo Stato A, nel partecipare, non sarà mai secondo allo Stato B, che tiene d'occhio lo Stato  C per giocare almeno alla pari. Si tratta di orgoglio, certo. Ma anche di una divisione intelligente delle risorse comuni in modo che gli investimenti, le ricerche e il lavoro di A, B, e C siano riconosciute e possano essere rifinanziate. La morale è che le spese della Difesa non sono mai confrontabili con le spese per altre ragioni, fosse anche la salvezza di tutti bambini siriani che stanno per morire sotto i bombardamenti o stanno per annegare. Perché tutte le altre spese sono esclusivamente onerose uscite di danaro dell'Unione. Le spese della difesa invece escono come Unione e tornano come poderose entrate per potenti aziende che tengono in piedi gli Stati, a cominciare  da quei valori intangibili che generano amor di Patria e orgoglio. Salvare i bambini siriani è donare. E si sa che donare è difficile in tempi difficili. Contribuire alla difesa comune significa guadagnare,  e si sa che dai giusti profitti ricominciano le crescite tanto attese per uscire dalla crisi.  Naturalmente ci sarebbero altre ragioni. Per esempio i bambini siriani  sani, salvi e ben scolarizzati potrebbero essere il nostro futuro. Ma non è ragionevole andare a cercare buone ragioni così lontane, quando abbiamo la possibilità di fare due cose buone adesso e  subito: difenderci come si deve. E con un profitto che beneficerà, in un modo e o nell'altro, quasi tutti.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –21– settembre -2016 pag. 12

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