Il Fatto Quotidiano
QUELLI CHE DICONO CHE IL NO STA VINCENDO

Caro Furio Colombo,

Il  trionfalismo intorno a una vittoria  del "no" al referendum Renzi mi sembra che nasconda un pericolo: invitare molti a non votare, perchè non è necessario  e urgente come sembrava, e infoltire frange distratte che propendono al si.  Io  ci andrei piano a celebrare il " no "che vince.

Vanda

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E' vero. Forse come riflesso dei fatti, e forse come strategia, si moltiplicano le occasioni in cui si dichiara che ormai il "no" sta vincendo. L'espediente è molto utilizzato, nelle elezioni americane. E' la strategia dell'underdog, del cane perdente. Quando i contendenti sono spalla a spalla, si descrive il proprio candidato come perdente ( attribuendo tutte le colpe all'avversario, naturalmente) ma diffondendo la persuasione che è indispensabile dire e fare tutto il possibile per allontanare l'ombra della sconfitta. S'intende che il primo risultato cercato è di impedire che la vittoria, persino se probabile, sia data per scontata, facendo in modo che i sostenitori tiepidi o disinteressati, perchè " si vince comunque ",accorrano a fare da scorta a coloro che erano e sono rimasti fedeli. Non sono sicuro che i renziani stiano giocando all'underdog. E' evidente però che in ogni trasmissione  politica, dalle intervista fra due persone al Talk show con dieci coloriti partecipanti, sempre più spesso intervistatore o conduttore gettano  in campo la palla della del "no  che adesso  è in vantaggio", sicuri che ne seguirà una vivacissima discussione,  ovviamente tutta a beneficio del " si". Infatti è il modo migliore per provocare  tensione politica e nervosa. A pensarci bene la prima trovata di Renzi ( "vado a casa se perdo ") era un perfetto uso della teoria underdog, perchè andava direttamente a evocare lo stato di incertezza e probabile confusione a cui è incline un Paese con elettorato tri-partitico quasi uguale, in caso di sconfitta renziana nel referendum. La strategia,( che chiameremo " giocare all'underdog a carte coperte ") è stata abbandonata per richiesta del grande sponsor del referendum, Il presidente emerito  della Repubblica. Renzi però mantiene tensione e nervosismo in ogni evento che riguarda il confronto referendario, e ha deliberatamente  scelto la data più lontana possibile in modo da rendere più teso ed esasperato il clima del dibattito. Questo clima aumenta le voci che contano e che si fanno sentire ( se si fanno sentire sono per il no ). Aumentano dunque ( in modo abile, indiretto ), lo spazio che è o sembra occupato dal "no", lo mette in vista, fa pensare  al rischio, rende più concitata la mobilitazione di chi propende per il "si". C'è un solo modo, per coloro che sono davvero impegnati nel " no", di tener testa a questa gioco e rovesciarlo:  diventare molto precisi  ( profittando del tempo lungo ) su alcuni punti specifici da contestare, non dare per scontato che siano chiari e che siano noti. Non lo sono, neppure per coloro che istintivamente diffidano di Renzi e dei suoi cavalieri di ventura. Non ti puoi aspettare nulla di buono da uno che improvvisamente getta il ponte di Messina nel mezzo di un dibattito costituzionale. Ma non devi inseguire Renzi, devi inseguire la sua riforma. E pessima, squalificante, pericolosa. Il tempo lungo va usato per dimostrarlo, non per credere di avere già vinto.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –07– ottobre-2016 pag. 16

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