Il Fatto Quotidiano
COME SI MUORE IN UN OSPEDALE DI ROMA

Caro Furio  Colombo,

Parlo di ciò che è accaduto una notte, poco tempo fa, al San Camillo di Roma: un paziente terminale abbandonato a morire in barella in mezzo a una folla di pazienti in attesa. So che tutti gridano per poi dimenticare. Io  credo che non dimenticherò.

Filippo

….

E' la storia del signor Cairoli, e dobbiamo essere grati alla testimonianza del figlio, giornalista, che ha voluto far sapere alla ministra  della Salute  Lorenzin. la morte assurda ( soprattutto il modo di morire ) di suo padre, che la famiglia credeva di poter proteggere portandolo, nelle ultime ore disperate, al pronto soccorso del San Camillo, grande ospedale romano. Sappiamo tutti che  il pronto soccorso, pur nella sua confusione, salva o prolunga una vita ma non ha interesse ( nel senso che non ha il luogo,il personale  o gli strumenti) ,per un fine vita imminente e annunciato. Però alcune cose non  si spiegano, il racconto del figlio Cairoli sulla morte del padre fa orrore. Uno  dei medici si è presentato in TV ( Sky Tg 24 ) per chiedere scusa, senza dare una spiegazione o un contesto. Si è trattato di una breve intervista vistosamente tagliata. Ora la ministra " manderà gli ispettori", come si fa quando qualcuno muore di botte mentre è nelle mani dello Stato o  un magistrato sembra avere indagato  la persona sbagliata. La storia del signor Cairoli ( e la sua vita )comunque  è finita in quelle 56 ore nell'androne affollato di quell'ospedale romano in un modo immorale e indecente. Eppure la signora Lorenzin dovrebbe essere grata alla famiglia Cairoli, che, senza accusare nessuno e per puro dolore e offesa, ha tentato di spiegare al ministro che cosa non funziona nella sua Sanità.Non funziona che un ministro della salute non visiti, a caso e senza preavviso, un posto di pronto soccorso in Italia, diciamo una volta al mese. Non si tratta di controlli disciplinari su persone ( medici e infermieri ) che il più delle volte fanno il doppio del dovuto. Ma di capire quanto danno è stato fatto alla Sanita pubblica  con i continui e susseguenti tagli  di fondi che, anno dopo anno,  vengono tagliati alla cieca perchè servono altrove alla politica dei consensi. Un'altra iniziativa indispensabile per un vero ministro della salute sarebbe di assicurarci che, nel caso Cairoli, non gli infermieri storditi dalla fatica e i medici perennemente precari vengono investigati, ma il loro capo. E il capo del capo, rovesciando la consuetudine  italiana di " far volare gli stracci". Chi era il numero uno quella notte, quel giorno e la notte successiva? Esiste un medico ( un medico di comando, naturalmente, non.quelli che corrono di barella in barella ) che non sappia che un malato terminale non si lascia morire in un atrio affollato, senza un. paravento e una persona ( una ) esperta accanto, sapendo che ogni dignitoso spazio disponibile , compreso lo studio del medico capo sarà inesorabilmente libero fra poco, se donato per le ore finali al morente? Importante anche sapere se il direttore generale di quella " azienda sanitaria " è stato avvertito, mettiamo 15-20 ore dopo avere accolto  un morente senza sapere o decidere che cosa fare,come fare, e sotto la responsabilità di chi. Il silenzio, in questa vicenda, sarebbe la vergogna più grande.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –11– ottobre-2016 pag. 10

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