Il Fatto Quotidiano
VITA E FUGA DEL" PREMIER LIBICO " FAJEZ AL SERRAJ

Caro Furio Colombo,

Sono disorientato dal modo e dalla sequenza del come vengono date le notizie. L'altro ieri Al Serraj, indicato come " il premier  libico" ( benche senza voti, senza stato e senza esercito ). stava per conquistare " con "le sue truppe " la città  di Sirte, roccaforte  del califfato in Libia. Due giorni dopo lo bombardano nel suo rifugio di Tripoli ( città che non ha mai governato) e dicono che si sia rifugiato a Tunisi. E' sbagliata la storia, il giornalismo o l'idea di nominare Al Serraj presidente, pur sapendo che non poteva farlo?

Riccardo

La vicenda nasconde qualcosa che continuano a non dirci e non si capisce  se tanto segreto sia dovuto a qualcosa che deve accadere in futuro o al tentativo di cancellare errori e scelte sbagliate commesse in passato. Molti giornali nel mondo ( e questa pagina, che pure non è profetica) hanno detto fin dal primo momento che non  si nomina  un primo ministro nel vuoto di ogni  legame col territorio che dovrebbe governare, e che non lo si abbandona senza una forza di difesa. In più è imprudente scegliere una persona del tutto priva di leadership e di un suo ambiente di sostegno per un compito quasi impossibile anche per un personaggio molto più forte. Nessuno ha mai reso conto a nessuno di questo strano percorso in cui ciò  che si muove in Libia (  corpi speciali di vari Paesi tra cui l'Italia ) viene tenuto segreto, e ciò che resta inerte e immobile,salvo fuggire ( il povero Serraj e il suo governo di otto persone sconosciute ) viene reclamizzato come la soluzione. Un bel problema è anche capire di chi è la regia. La ministra della Difesa italiana Pinotti interviene spesso, consegna annunci,  ma non sembra disporre di alcun controllo degli eventi, tanto è vero che non si trova alcun nesso tra ciò che lei annuncia e ciò che, nello stesso tempo o poco dopo accade. Esempio: c'è appena stato un presunto colpo di Stato a Tripoli ( evento impossibile perchè non  c'era e non  c'è uno Stato, e si tratta dunque di un tentato assalto a ciò che  l'Onu, per conto suo, ha proclamato governo. I giornali ( parlo  del 16 ottobre ) sono costretti a intitolare " Giallo in Libia" ( benchè non si tratti di Libya,ma di una frazione di Tripoli ) perchè nessuno ha emesso un comunicato su niente. E' vero che non si sa chi avrebbe dovuto farlo. Ma è anche  vero che  tutto ciò ( comprese le " smentite " e i " chiarimenti"  che seguiranno ) contrasta con racconti firmati non dai giornali ma dai ministri ( in Italia Pinotti e Gentiloni ) e dall'Onu. E non si dimentichi che è di pochi giorni fa l'annuncio dell'invio di soldati italiani, probabilmente come monito  al generale Haftar che aveva mandato  truppe ( lui le ha ) in zona di oleodotti. Ma quasi negli stesso  giorni soldati italiani - ci è stato detto senza tante spiegazioni, andranno al confine fra Estonia e Russia. Mai il diritto alla conoscenza invocato ostinatamente da Marco Pannella come prova di democrazia  è apparso così drasticamente negato.

FURIO COLOMBO

 

LETTERA - IL FATTO –18– ottobre-2016 pag. 10

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