Il Fatto Quotidiano
I GIOVANI SONO I PIU' POVERI IN ITALIA

Caro Furio Colombo,

Non dirò che il rapporto della Caritas sulla povertà dei giovani rispetto  agli anziani nel nostro Paese mi ha stupito. Però resta la domanda a cui i politici non rispondono. Perchè ?

Nicola

Il documento "Vasi comunicanti" con  cui la Caritas comunica i dati della povertà italiana ("Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia  e alle porte  dell'Europa ") mette in evidenza, nella prima pagina della scheda riassuntiva, un grafico inaspettato sulla povertà assoluta. Quel grafico mostra che i poveri appartenenti  alla classe di età 18-14 anni sono quasi tre volte più numerosi  dei poveri della classe di età 65 e oltre. Questo grafico ( che riguarda, insieme, italiani ed immigrati ) rivela,oltre la tragedia, un drammatico cambio dei modi e delle pratiche fondamentali  di vita, e la caduta quasi improvvisa di ogni garanzia e protezione. Cosi che i più giovani, che trovano poco quando sono provenienti da famiglie in grado di proteggere, sono privi di tutto quando si affacciano a un mondo che non li conosce ( i migranti ) o che essi non conoscono ( dove ogni forma di sostegno o di "lavoretto" è stata abolita. Forse è utile spiegare ( e non si vede nei molti giornali italiani e notizie tv che aprono con l'annuncio " i giovani, nuovi  poveri italiani" ) che la percentuale relativamente bassa di anziani privi di tutto, ha due o tre cause a cui i molti articoli dedicati all'argomento non sembra abbiano fatto attenzione. Il più clamoroso  è che i poveri assoluti ( per usare la terminologia della Caritas ) non sono longevi e la popolazione povera tende a diminuire molto  più rapidamente di coloro che in qualche modo possono provvedere ai bisogni essenziali. Lo  si capisce visitando un pronto soccorso italiano dove - scoprono gli infermieri, molti super - anziani indigenti ( senza casa e disperati in cerca di una panca ) non sono i vegliardi che sembrano e che abitano il prolungamento della vita, ma sono dieci o vent'anni " più giovani. Molti altri, che non compaiono nella statistica, fanno parte di gruppi passati un po' prima nella vita, quando un aiuto o un sostegno era possibile o hanno avuto lavoro e dunque pensioni ( benchè spesso molto piccole ) Un altro fatto naturale  che rende più vasta la tribù dei giovani poveri è che i giovani poveri assoluti ( rifugiati o italiani ) danno vita a bambina che entrano nella loro classe di età. E infatti il rapporto Caritas usa il termine " famiglie" e non individui. Un'altra ragione ancora è che i centri di ascolto su cui si basa il rapporto, sono intensamente e ansiosamente frequentati dai giovani che hanno bisogno di tutto,  ma molto meno da anziani che non hanno avuto nulla e non cercano più nulla. Abbiamo dunque un rapporto statistico di estrema importanza sulla società povera ma non una sociologia della povertà con un tracciato dei percorsi di entrata e di uscita ( se ce ne sono ). Manca  soprattutto una politica della povertà e del rapporto fra modo di governare, gestione delle risorse, creazione o eliminazione del lavoro e povertà. Tutto ciò   è altra cosa dalla carità: è soluzione di un gravissimo problema umano, che - proprio perchè umano - si può e si deve risolvere. Se si mette al primo posto.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –22– ottobre-2016 pag. 10

--------------------------------------------

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

lettere@ilfattoquotidiano.it

 

 
Cookie Policy