Il Fatto Quotidiano
IMMAGINI DECRITTATE DELLA BATTAGLIA DI MOSUL

Caro Furio Colombo,

Una mattina ho visto, nel primo quotidiano,it che ho trovato, le immagini della lunga carovana di blindati iracheni ( o forse curdi, o forse di altre nazioni ed etnìe della "grande coalizione") in movimento  nel deserto ( da destra verso sinistra nelle inquadrature), perchè era cominciatala grande battaglia per la riconquista di Mosul  e la cancellazione  di metà del califfato. Quelle immagini sono ancora li, e notizie si sovrappongono  per dirci che l'avanzata procede. Ma non così bene.  Possibile che nessuno abbia calcolato il rischio, prima  di tutto di credibilità e di immagine,  se l'impresa della grande armata dovesse non riuscire?

Donata

Sembra un'antica  leggenda, che ha le sue prove misteriose   e i suoi incantesimi. Che stia  accadendo ai giorni nostri ce lo confermano le battute di un dialogo tra un musulmano e  uno scrittore europeo (Alessandro Silj,  autore  esperto di conflitti e di area ) nel  recente libro " Breackfast con il profeta", Castelvecchi, 2016 ): " Siamo seduti su un treno che corre senza freni su binari in discesa, destinato a sbattere contro un muro."La  carovana di mezzi blindati che abbiamo tutti visto in rete o in video o sui giornali,in quelle immagini avanzava  con  determinazione  da cine-giornali d'altri tempi. Poco dopo, come ulteriore incoraggiamento, abbiamo avuto l'annuncio: " adesso per il califfato è finita ". Infatti  si sono aggiunti gli aerei veloci e perfetti della più grande potenza del mondo e hanno iniziato ondate di bombardamenti  su Mosul. Contemporaneamente, come se fosse vero che la fede muove le montagne, il califfato ha attaccato Tikrit, ben difesa  città curda, con una catena di esplosioni  e di vittime. E hanno iniziato ad attaccare, sul campo, tra pozzi petroliferi in fiamme e azioni di guerriglia, il colosso che avanza. Ma adesso avanza rallentando, nel fumo denso e nel gas dell'immenso falò nel deserto. In questo tipo di bollettini di guerra, "rallentamento" significa non riuscire ad avvicinarsi alla roccaforte nemica.  Rafforza  quel senso di " antico" che ci era sembrato di scorgere nella lunga carovana pronta all'attacco finale. Non è un un attacco ( non fino ad ora ) e non è finale. E' una dimostrazione, ma non si sa bene a che fine, e per chi.  Ora è pertinente l'immagine del treno che corre nel vuoto senza una guida. Ed è pertinente la domanda della lettera pubblicata qui sopra, che può essere riformulata  anche così: non  hanno intelligence, i leader della potente coalizione? Se la risposta, come tutto fa pensare, è negativa, vuol dire che Isis è impenetrabile allo spionaggio o per terrore o per fede. E diventa evidente che un "attacco finale" ha senso solo se non viene annunciato, se è ( difficile ma possibile ) sorpresa perfetta e strategia non prevedibile. I bombardamenti americani sono la prova del probabile errore, come dimostra Aleppo,che con il suo cumulo di morti, non ha mai ceduto ad Assad e ai russi. I bombardamenti uccidono molto e  non cambiano  niente, Dovrebbe essere chiaro che in queste guerre i civili sono sacrificabili,  i soldati restano al coperto. E la  morte a migliaia dei civili ( e dei bambini ) è. calcolata e accettata come un dato naturale. Non piega chi riesce a continuare la leggenda del califfato imprendibile. . Ecco perchè  è ragionevole pensare  che dal grande attacco a Mosul non verrà  nulla di buono. Non perchè Isis sia una forza superiore. Ma perchè la grande alleanza contro il califfato segue il percorso del vecchio pensiero debole di ex potenti.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –26– ottobre-2016 pag. 12

--------------------------------------------

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

lettere@ilfattoquotidiano.it

 

 
Cookie Policy