Il Fatto Quotidiano
PER DIFFONDERE LA LINGUA ITALIANA, PRIMO: IMPARARE L'INGLESE

Caro  Furio Colombo,

So di essere in assoluta minoranza. Ma mi domando che cosa serve questo gran darsi da fare per l'espansione della lingua italiana. Non capisco perchè scambiare il prestigio con la lingua. Nessuno parla il Giapponese ma quel Paese gode di una reputazione ( prodotti, disegno, ricerca, arte, innovazione, costruzioni ) altissima, che non dipende dalla diffusione nel mondo del giapponese.

Edoardo

L'argomento è interessante perchè giunge mentre radio,tv, giornali, governo e Accademia della Crusca ci stanno spiegando che la nostra lingua è sempre più parlata nel mondo, che dobbiamo lavorare e anche investire, affinche' sempre più cittadini del mondo parlino  Italiano. E' un simpatico auspicio ma, d'accordo con il lettore che ci scrive, vedo un legittimo orgoglio e niente altro. Tanto più che il trionfo ( che a me, per esperienza  di tanti viaggi e soste nel mondo, pare un eccessivo ) viene celebrato  insieme con curiose manifestazioni di ostilità per il diffondersi delle parole inglesi nella nostra  vita quotidiana, pubblica ( in politica è diventata  una moda ) e privata ( quasi ogni prodotto, anche di media tecnologia, ha le sue istruzioni e spiegazioni in  inglese). Sarebbe meglio, quando  si parla di lingue, cominciare da questo punto. Troppo pochi italiani parlano ( davvero ) l' inglese,  e questo  riduce di molto i convenienti rapporti sia con l'arrivo di turisti ( a Roma si aggirano in gruppi cercando un aiuto ) sia con gli italiani che diventano turisti, e dipendono dal buon cuore degli indigeni, dovunque nel mondo, per avere indicazioni indispensabili. Una prima conclusione è che, a parte l'Accademia della Crusca che, per mandato storico veglia sulla lingua e dunque anche sulla conoscenza della nostra lingua, tutta l'attenzione va spostata sul diffuso analfabetismo italiano delle principali lingue straniere, a cominciare dall'inglese che giustamente, in un mondo globalizzato, infiltra le altre lingue perchè prevale negli scambi. Infatti,in campi  diversi ( le arti figurative, la musica ,e, di recente, la moda e il cinema) l'italiano è lingua molto diffusa e molto cercata. Ma  la barriera delle principali lingue del mondo largamente ignorate dagli italiani e male insegnate nelle nostre scuole,frena  il diffondersi di presenza, e dunque di cultura italiana, anche quando potrebbe esportare molto più talento italiano di quello conosciuto e apprezzato nel mondo. Il secondo problema è difendere l'italiano attraverso la buona conoscenza dell' italiano in Italia. La mia esperienza in parlamento, nelle lunghe ore di ascolto di discorsi,  lettura di testi ed esame dei testi di legge e dell'immenso materiale scritto che va in votazione, è che la conoscenza media della nostra lingua è molto bassa. Perciò dirotterei una parte dello sforzo di portare l'italiano nel mondo sull'impegno di farlo imparare in modo corretto e gradevole agli italiani. Avrebbe influenza grandissima su leggi, regolamenti e comportamenti, e ci metterebbe davvero in grado di insegnare l'italiano in Canada o in Australia.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –27– ottobre-2016 pag. 12

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